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La contea nascosta

di Giulio della Porta



Autore Giulio della Porta
Petruzzi Editore
Finito di stampare nel mese di maggio 2001 dalla Tipolitografia Petruzzi di Città di Castello, Perugia

La storia di una casata nobile modenese che si incrocia con l'Umbria a partire dal Seicento, in un libro che nasce dalla riscoperta di una proprietà di famiglia nelle colline aspre tra Montone e Pietralunga da parte del pronipote di Giulio della Porta (di cui porta lo stesso nome), una figura fondamentale nell'Ottocento per lo sviluppo dell'Alta Valle del Tevere.

Premessa dell'autore

Dopo aver trascorso buona parte della mia vita lontano dall'Umbria, qualche anno fa ho deciso di venire ad abitarvi, dedicandomi, tra l'altro al riordino delle proprietà che qui i della Porta possiedono. Mi sono stabilito a Carpini di Sopra, più precisamente a Pereto, una località compresa tra Montone e Pietralunga, nelle vicinanze di Città di Castello e Gubbio.
Nel riorganizzare il fondo agricolo di Pereto, che ho trasformato in una farm house, mi sono interessato sempre più alle vicende della mia famiglia e della zona dove abito, denominata le Carpini. Mi è venuta quindi l'idea di scrivere un libro che ho concepito con un duplice scopo: da una parte presentare la storia delle Carpini e dall'altra, attraverso le vicende di questa contea, entrata a far parte dei beni dei della Porta fin dai primi del XVIII secolo, esporre la storia del miocasato. L'incontro con alcune persone che si occupano di ricerche storiche e la loro collaborazione mi hapermesso di portare a termine lo scritto che mi ero proposto,
E' proprio del genere umano desiderare di lasciare tracce del proprio passaggio terreno La mia famiglia, a partire dal XVI secolo, ha operato soprattutto nell'ambito del territorio di Gubbio e non pochi dei suoi esponenti hanno lasciato testimonianze di pregevoli azioni condotte nel corso della loro vita. Nelle pagine che seguono ricordo qualcuno di loro.
Nel corso del Novecento alcuni membri dei della Porta hannoagito, però, in modo tale da ridurre considerevolmente il patrimonio familiare. E'spesso inevitabile che questo accada: ovunque sono molteplici gli esempi di grandi famiglie che, dopo un lungo periodo di splendore, conoscono la fase della decadenza. Non è fondamentale, comunque, acquistare o perdere beni materiali, ciò che è importante, a mio avvso, è possedere buone qualità e avere coscienza del proprio valore. Parimenti importanti sono, inoltre, il rispetto degli antenati, l'esempio delle figure positive e la consapevolezza delle proprie origini.
Poiché nel libro la rievocazione delle vicende dei della Porta si ferma alla prima metà dellìOttocento, desidero ricordare in queste righe di premessa un membro della famiglia a cui sono legato da profonda riconoscenza, il mio prozio Giulio della Porta.
Egli nacque a Città di Castello il 16 dicembre 1872 e a lungo si adoperò attivamente per promuovere lo sviluppo sociale ed economico dell'Alta Valle del Tevere. Nel 1915, all'inizio della prima guerra mondiale, fu tra i soci della Fattoria Autonoma dei Tabacchi (Fat) e poco tempo dopo ne assunse la direzione, allorché il suo procuratore, Sergio Rossi, e l'allora direttore, Dino Garinei, vennero chiamati al fronte. In quegli anni difficoltosi il mio prozio, pur di garantire il funzionamento dell'azienda, non esitò ad anticipare denaro proveniente da fondi personali. Terminato il conflitto egli ricoprì, congiuntamente a Sergio Rossi, l'incarico definitivo di procuratore dell'azienda, che mantenne fino alla morte avvenuta nel 1947.Durante il periodo in cui fu procuratore della Fat, Giulio della Porta favorì diverse attività innovative e amministrò l'azienda in modo da promuovere tanto l'interesse dei soci che degli operai. Tra gli anni Venti e Trenta istituì un ambulatori di pronto soccorso, un asilo d'infanzia per le "tabacchine", dove era possibile allattare i neonati, e una cassa di mutuo soccorso per i casi di malattia e di morte dei lavoratori. Giulio della Porta agì sempre in modo serio e trasparente, anche nella contabilità aziendale e tali qualità continuarono ad essere applicate presso la Fat negli anni seguenti la sua scomaprsa. Iscritto al partito liberale, fu candidato al consiglio provinciale nel 1914 e ricoprì molti incarichi di responsabilità invarie associazioni a fini economici, sociale ed educativi. Durante il periodo fascista si mantenne fedela all'ideologia liberale e cercò di coniugare l'andamento aziendale con le pressioni esterne, evitando comunque di scendere a compromessi personali con il partito nazionale fascista. Negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale profuse tutte le sue energie per impedire la distruzione totale dei magazzini e, assumendo con Dino Garinei impegni economici in prima persona, evitò il tracollo della Fat e la conseguente perdita di lavoro per centinaia di operai e agricoltori. L'azienda, infatti, già dal nel 1938, dava lavoro a circa settecento dipendenti, che lavoravano undici mesi all'anno, e coinvolgeva nell'attività manifatturiera milleduecento poderi. Nel dopoguerra la Fat assunse proporzioni ancora maggiori e contribuì al processo di crescita economica e allo sviluppo generale del comprensorio altotiberino.

Giulio della Porta

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