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Ville Parchi e giardini in Umbria

di Alberto Durante

Autore Alberto Durante
Pieraldo editore, Roma 2000


Le grandi residenze di campagna, dovunque sorgano e a qualsiasi epoca appartengano, costituiscono i luoghi architettonici dove più evidente appare la stratificazione storica e culturale della civiltà rurale di cui sono organica ed elegante espressione. In Umbria le dimore campestri - forse perchè ritenuti gli emblemi ostili di un passato agricolo per i più simbolo di arretratezza, sofferenza e sudditanza - una volta decaduto il loro ruolo di centri dell'azienda, perduto gradualmente lo splendore originario, utilizzate saltuariamente e, per lo più maltenute, hanno languito nella generale dimenticanza per un buon mezzo secolo, tornando a godere una legittima rivalutazione soltanto oggi, con un notevole svantaggio nei confronti delle case coloniche.

Ma avere tra le mani il libro intitolato "Ville Parchi e Giardini in Umbria" è stato per noi il segnale inequivocabile di un fenomeno interessante, cioè un rinato interesse del governo regionale al salvataggio e alla valorizzazione del patrimonio costituito delle nostre dimore storiche. Edito da Pieraldo Editore per la Regione Umbria, questo volume, di cui è autore l'architetto Alberto Durante, rappresenta la sintesi di un censimento da lui stesso svolto nell'arco di sette anni, dal 1985 al 1992, al fine di rilevare e documentare ben 826 siti di villa sparsi su tutto il territorio regionale.

Il libro ci presenta circa 70 dimore distribuite in 12 aree subregionali dipendenti dalle principali città - le stesse nella ripartizione dello Stato Pontificio erano sedi di servizi superiori di tipo civile e religioso - nelle cui immediate periferie la società aristocratica e borghese, proprietaria del bene fondiario, edìficò la maggior parte delle proprie ville.

Il fenomeno dell'addensamento residenziale nei limitrofi urbani ha radici antiche in Italia se, già nel 1338 - come ricorda Giovanni Villani - gli stranieri credevano di essere arrivati a Firenze tre miglia prima della città, tante erano le ville nelle campagne, e i perugini soltanto alla fine del '400, appena fuori le mura urbiche, avevano dimore campestri più belle degli stessi appartamenti cittadini.

E questo dato ce lo conferma proprio il censimento: difatti il territorio perugino, seguito dall'Alta Valle del Tevere e dallo Spoletino, è quello ove si trova ancora il maggior numero di dimore storiche (ricordiamo le più belle: Villa di Colle del Cardinale a Colle Umberto, Villa Meniconi a Castel del Piano e Villa Monticelli a Santa Petronilla) e questa prerogativa evidenzia la matrice "urbana" di tali insediamenti, punte avanzate di una cultura architettonica che, muovendo verso la campagna, vi riproduce, espandendole, le fattezze del palazzo cittadino e vi unisce l'incanto dei giardini, sovente più importanti delle case stesse. Nei quali, per una comune caratteristica di sobrietà, i fiori, fondamentali negli impianti di ispirazione francese, olandese e inglese, sono quasi assenti mentre invece abbondano le essenze verdi variamente disposte, le opere murarie di contenimento del terreno, le fontane e i sedili; rare sono le statue, frequenti invece le balaustre e i decori in pietra o terracotta.

La documentazione di tutte queste emergenze ha senza dubbio richiesto un impegno non lieve, come sottolinea l'autore nella presentazione del libro, reso ancor più arduo dalla difficoltà di reperire le fonti descrittive degli impianti, essendo scarse quelle relative alle dimore e addirittura inesistenti quelle riguardanti parchi e giardini. Per illustrare questi ultimi si e' perciò dovuti ricorrere all'esecuzione di rilievi planimetrici, successivamente acquerellati in modo da evidenziare forme e volumi delle principali architetture verdi. L'insieme di queste tavole amplia ed arricchisce il vasto repertorio fotografico testimoniando la completezza dell'indagine svolta.

Marco Nicoletti




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