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La Lucciolata

di Marilena Menicucci



Autore Marilena Menicucci
Fermenti Editrice
Finito di stampare dalla tipografia Art. "Aldo Palombi" nel mese di dicembre del 1999


Premessa


Questo libro è un lungo monologo in rima baciata, in cui l'autrice racconta la vita del suo paese negli anni '50 '60. Il restauro da parte della stessa di alcuni ambienti della casa (I luoghi...), allora stalla del cavallo e delle mucche, cantina, dispensa e lavanderia, è l'occasione per ricordare un periodo storico, oggi totalmente scomparso, insieme alla civiltà contadina che ne era l'anima.
Negli ambienti restaurati, trasformati in abitazione, rimangono solo gli oggetti (la vasella, il capistino, le stacce, le teglie di rame...) a testimonianza delle persone, del lavoro, della struttura sociale, dei sentimenti, delle speranze, delle rabbie, delle lotte, dei sogni e della realtà storica dal secondo dopoguerra ai primissimi anni sessanta quando ancora non era stato teorizzato il boom economico.
Il luogo è circoscritto, si tratta di uno dei piccoli paesi del perugino, Mugnano per l'appunto, visto con gli occhi di una bambina, depositaria dei valori passati, in una famiglia sconvolta dalla nascita di un figlio spastico, una bimba accolta e consolata dalla cultura del paese, dagli animali e dalla natura circostante, figlia del suo tempo, proiettata verso il futuro e quindi capace d'intuire tutti gli elementi della trasformazione sociale in atto.
L'autrice spera che La Lucciolata possa diventare un documento scritto del valore di persone scomparse e mute come il mondo in cui hanno vissuto, per questo canta i nonni, i genitori, il fratello handicappato, i bambini di strada, i contadini, la fornaia, lo spazzino, il prete, le tabacchine, i negozianti, i ricchi, il macellaio, gli zingari; i saltimbanchi e tutti gli altri protagonisti del libro, importanti non solo nella sua personale biografia, ma anche nella storia del paese, che appartiene alla Storia e quindi è patrimonio di tutta l'umanità.
Negli anni senza televisione, i luoghi privilegiati per l'informazione erano la strada, i borghi del castello, le piazze, il bosco, i campi e i ritrovi pubblici (la chiesa, la badia, la sede dei partiti politici, la scuola, il circolo, i comizi, i casolari...) mentre il tempo dell'incontro coincideva con la festa, dove riuscivano a convivere in armonica contraddizione il sacro e il profano, il pubblico e il privato, il naturale e il culturale. Così anche i matrimoni, i funerali, le fiere, i battesimi e le prime comunioni diventano memoria nel libro, come momento in cui il paese sapeva esprimersi in coro. L'obiettivo culturale dell'autrice non è un incitamento a rifugiarsi nel passato, perché sarebbe un'operazione inutile tanto a livello personale, che sociale; la memoria invece serve a ritrovare nel passato i motivi del cambiamento e la forza per migliorare presente e futuro, essendo ancora oggi aperta la discussione su alcuni problemi come la salvaguardia dei beni artistici, la sanità e l'inserimento degli handicappati, solo per citare qualche esempio.
Lo scritto è arricchito da un'artistica documentazione fotografica, relativa agli anni in cui è ambientato il racconto in versi si tratta di una scelta di fotografie, fra quelle raccolte per la Pro Loco di Mugnano da Maria Giovanna Galli che nell'agosto del '97 ha allestito una mostra sugli anni '50-'60.

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