Dai libri  ...libri da vedere


La famiglia Faina: tre secoli di storia

di Fabio Facchini



Autore Fabio Facchini
Edizioni Publimedia
Finito di stampare nel mese di ottobre 2000 da Litograf S.r.l. - Todi (Pg)

Premessa
di Renato Covino


Due i meriti principali della ricerca di Fabio Facchini, iniziata come lavoro di tesi e ora divenuta libro. In primo luogo si tratta di uno dei pochi studi in Umbria che tenta di ricostruire sul lungo periodo dal Seicento fino a Novecento inoltrato le vicende di una famiglia importante, come quella Faina, destinata a segnare le vicende politiche, economiche, culturali della regione. Il secondo è l'attenzione data alle fonti documentarie, l'attento spoglio di archivi spesso poco noti e di difficile accesso, la paziente ricomposizione di frammenti che rendono leggibile e interpretabile una scansione di eventi altrimenti destinati a divenire storia privata e in quanto tale destinata all'oblio, malgrado l'indubbio peso dei Faina nella storia dell'Umbria.Molteplici sono invece le motivazioni che stanno dietro alla tesi prima e, oggi, al libro di Facchini. Il punto di inizio è certamente l'importanza che la famiglia assume nella società umbra. È questo un tema ampiamente sottolineato da chiunque si è soffermato sulla storia otto-novecentesca della regione, in cui la figura di Zeffirino Fama campeggia come quella di uno dei protagonisti del Risorgimento perugino e regionale e della vita politica, economica e sociale dei decenni che seguono l'Unità. In più sedi si sono sottolineate le sue abilità di uomo d'affari e di politico. Una sua biografia ad opera di Olga Marinelli, pubblicata ormai nel 1959, ne ha tratteggiato, sia pure sommariamente e a volte encomiasticamente, l'attività e la vita. Quello che però mancava era il retroterra: come si forma la fortuna della famiglia, quali sono i modi di acquisizione, conservazione e di trasmissione della proprietà, le relazioni che si creano con il territorio, come attività economica, impegno civile e rappresentanza della comunità si intreccino tra loro. E' a queste carenze o assenze che la ricerca voleva ed è riuscita in gran parte a rispondere. Si scopre così che Zeffirino rappresenta il distillato di virtù antiche, che affondano le radici in una attività di generazioni, in cui si intrecciano capacità di risparmio e innovazione, comprensione delle novità e attaccamento alla tradizione.Famiglia che tradizionalmente opera nelle attività edilizie, i Faina tendono ad acquisire quanta più terra possibile ad ampliare il loro giro d'affari, ma quando si trovano in difficoltà - come ad esempio negli ultimi decenni del Settecento - tornano alla loro attività originaria che abbandoneranno solo dopo la concessione del titolo nobiliare. È in questo spirito borghese che affondano le loro radici i comportamenti della famiglia. Chi gestisce la proprietà familiare è il più abile e non il primogenito; le proprietà spesso vengono divise, ma costante è la tendenza alla ricomposizione delle stesse. La terra, in tale quadro, è strumento di misurazione del prestigio e del potere acquisiti, gli incarichi pubblici - siano essi l'assegnazione di appalti o di ruoli amministrativi - divengono la conferma degli stessi.La vicinanza con il potere a cui si vuole accedere raggiunge un punto cruciale prima con l'affitto delle proprietà umbre di una grande famiglia romana, i principi Borghese, e poi con l'acquisto delle stesse. È qui che interviene la svolta. I Faina si rendono conto che senza il titolo nobiliare rischiano di rimanere ai margini del potere e puntano ad entrare nel circuito delle grandi famiglie umbre. Le dimensioni delle loro proprietà terriere glielo consentono, glielo consente la loro ricchezza immobiliare, le relazioni sociali costruite nei corsi dei decenni. È possibile fare il salto. Attraverso il titolo - conquistato solo nel 1842 - si stabiliscono nuove alleanze, si entra a far parte di un circuito più ampio. E, tuttavia, i Faina o meglio alcuni di loro - non perdono la capacità di intuire la novità, i cambiamenti politici ed economici. Zeffirino, figlio cadetto, si fa industriale e banchiere, aderisce alle nuove idee liberali, rifiuta la fedeltà data dal padre e dal fratello maggiore al vecchio Stato pontificio. Con l'adesione al processo risorgimentale stabilisce nuove solidarietà sociali, attraverso il matrimonio con una Bonaparte conquista nuovo prestigio, spezza i circuiti di una nobilitazione destinata a rimanere confinata nella provincia ed entra in un circuito di relazioni nazionali ed europee. E, tuttavia, anche per Zeffirino, come per il nipote Eugenio, la terra continua ad essere la fonte del potere. Una terra gestita semmai in modo diverso, sperimentandovi nuove idee e più avvedute capacità imprenditoriali, ma pur sempre con un'attenzione costante alla rendita. Così come l'atteggiamento da rentier resta l'orizzonte con cui i Faina intervengono nelle loro attività imprenditoriali e bancarie. E' estranea anche ai più avventurosi esponenti della famiglia la dimensione del rischio. La prudenza rimane la qualità attraverso cui sono riusciti e riescono ad accumulare fortune ed onori. Da questo punto di vista - come dimostra Augusto Ciuffetti nel suo avvertito saggio introduttivo al lavoro di Facchini - essi rappresentano emblematicamente gli umori della borghesia umbra nobilitatasi nei decenni successivi alla Restaurazione, ma anche dei settori più avveduti della nobiltà di più antica tradizione che avevano aderito al nuovo Stato unitario. Fedeli alla filosofia del patto mezzadrile stabilito negli ultimi tornanti del XVII secolo, questi ceti dirigenti cercheranno di riprodurlo, aggiornandolo, anche quando esso mostra sintomi evidenti di esaurimento, finendo per rimanere travolti dal suo crollo. E tuttavia sarebbe miope non sottolineare come tale patto costituisca in Umbria per quasi un secolo e mezzo - dalla seconda metà del Settecento fino al primo decennio del XX secolo - un elemento di crescita civile, l'asse su cui poggia un equilibrio economico e sociale che consente ai proprietari di accumulare rendite e ai contadini una non scontata sopravvivenza. Non si comprenderebbe, altrimenti, lo sviluppo - per quanto lento e contraddittorio - della colonizzazione dei territori umbri, la crescita della popolazione, le forme di decoro urbano che si affermano a cavallo tra i due secoli, il miglioramento della qualità della vita nelle città. Mutamenti lenti, a "pendenza lieve e, tuttavia, non insignificanti, che spiegano l'èmergere di nuove famiglie e di nuove energie, pur nell'involucro rappresentato dalla sopravvivenza dei tessuti economici e sociali tradizionali.E' questa la trama che Fabio Facchini ha cominciato a dipanare, con fatica e passione, in modo ancora parziale e pionieristico per l'Umbria. L'augurio è che studi di questo tipo si moltiplichino, fornendo nuovi elementi di conoscenza, più aggiornate chiavi di interpretazione per leggere la storia delle società e dei territori umbri

<<<


<<<  torna all'indice