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Costruzioni animate

di Marco Nicoletti



Autore Marco Nicoletti
Edizioni Era Nuova


Introduzione
di Marco Nicoletti


È un pomeriggio d'autunno. Un qualsiasi lunedì piovoso. Siedo nell'anfiteatro di una grigia aula universitaria assieme ad un numero di infreddoliti professori e studenti, per assistere alla presentazione del CD-ROM sulla più celebre opera del matematico Luca Pacioli, il De Divina Proportione.
È singolare osservare quale campione di umanità sia attratto da una tale materia che sta sull'uscio dell'Assoluto.
Ci si immaginerebbe di vedere i volti sereni e consapevoli dei filosofi, di incontrare persone le cui auree rivelano uno spirito notevole, o per lo meno coltivato, e invece niente di tutto questo: studenti solitari dallo sguardo vuoto, professori in pensione di una decrepitezza non fisica, ma dell'anima, che ha del sorprendente, qualche intellettuale perditempo... insomma non una persona che possa definirsi sintonica con la materia trattata.
"Il De Divina Proportione di fra' Luca Pacioli, pubblicata a Venezia nel 1509, frutto della collaborazione di Luca Pacioli, Piero della Francesca e Leonardo da Vinci -spiega l'autore -è il trattato che più di altri contribuì alla rinascita della scienza nell'Italia del '400, soprattutto attraverso la riscoperta di Euclide e Archimede e la conseguente riproposizione del metodo scientifico deduttivo. La geometria dei poliedri, cui l'opera è principalmente dedicata, si fonde con l'armonia delle proporzioni, col gusto estetico dell'artista rinascimentale che, ponendo al centro l'uomo e le sue misure, trova nello sviluppo libero del pensiero matematico la chiave per abbracciare insieme natura e arte". Poi tace.
Nell'aula, che ora è completamente buia, iniziano ad apparire, proiettate su di un grande schermo, le videate di apertura del testo virtuale. Ecco, in un colore tridimensionale e iperrealista, l'immagine di un grande giardino -la forma è ripresa da quella dell'antico Orto Botanico di Padova -in cui il Pacioli ci guida attraverso la scansione dei capitoli del suo libro.
Si tratta di un giardino vivente, ove le aiole si aprono mostrandoci teorie matematiche avanzate, scuole di Abaco del '400, strani alberi disegnati da Leonardo, carichi di proporzioni. C' è un'aiola fatta di lettere alfabetiche, che si animano per raccontarci la loro genesi geometrica e poi straordinari dipinti rinascimentali, disegni, complicate costruzioni geometriche tridimensionali che, mostrandosi in movimento, svelano la misteriosa perfezione dei rapporti.
Le immagini scorrono con una progressione che l'operatore, scegliendo le icone da aprire, regola con l'abilità di un regista consumato. Finche sullo schermo una,due, tre linee muovendosi, allungandosi e ribaltandosi, descrivono la costruzione del rettangolo aureo, modello, secondo Pacioli, della proporzione universale.
La raffigurazione di quel concetto mi chiama alla mente altre immagini, ricordi di cose viste.
Anni fa visitai un bel castello, detto Del Poggio, che si trova ai confini meridionali dell'Umbria, arroccato su un colle che domina il Lago di Alviano e dall'alto del quale si scorgono, posti a ventaglio, i rilievi montuosi di tre regioni.
L'ottimo aspetto che aveva quel maniero era frutto di scrupolosi lavori di restauro iniziati sei anni prima, grazie ai quali un mucchio di rovine degne del pennello di Clèrisseau erano state magicamente ricomposte in una perfetta macchina militare, dalle mura pulitissime e completa di tutte le sue parti, tra le quali risaltavano, per imponenza, la rocca fortificata e la dimora del signore, circondate dai bei cortili loggiati e dalle casette del borgo.
Soltanto la chiesa era ancora interamente da ricostruire. Riguardo a quest'ultimo intervento, il proprietario del castello volle mostrarmi un'interessante bozza di progetto che prevedeva la ristrutturazione ad uso abitativo del rudere. L'architetto proponeva addirittura di ricostruire in vetro un'intera parete, attualmente scaricata, e di incastonare, il quel fantastico specchio, alcuni caratteristici elementi già presenti nell'edificio primitivo: archi, colonne, capitelli, architravi in pietra. L'idea di restituire in maniera simbolica, e impreziosite dalla cornice cristallina, i segni architettonici ricorrenti nell'intera struttura, mi affascinò immediatamente: c'era un singolare tentativo di lavorare sull'antico superando, in maniera qualitativamente eccellente, la semplice prassi ricostruttiva... ma c'era anche dell'altro, e lo scoprii osservando con maggiore attenzione il progetto. L'approccio alla problematica architettonica era affrontato con un criterio simile a quello che guida la composizione di un impaginato editoriale: veniva infatti impiegata la "divisione di un segmento in media ed estrema regione", a detta di Keplero, la 'sezione aurea' per intenderci, come strumento atto a proporzionare i vuoti e i pieni della composizione. La coesistenza di due elementi tanto diversi, quali la pietra antica e il cristallo, dava vita a una struttura dall'eccezionale qualità scenografica, il cui valore poteva essere immediatamente percepito anche da un profano in cose di architettura. Questo convincimento circa l'inevitabile natura matematica di ogni bellezza formale, mi chiama ora, davanti agli occhi, l'immagine di un'altra costruzione: una bella dimora ottecentesca che riposa nei pressi di Perugia. Si tratta di un parallelepipedo a due piani, uno dei quali, il primo, è occupato in parte da un loggiato ad archi, la cui vista dona un piacere e un appagamento tali, che si stenta a crederli motivati da tali modeste forme architettoniche. Per capire allora da quale altra bellezza nascosta potesse scaturire tanta armonia, esaminai accuratamente l' edificio tenendo presenti i canoni proporzionali pitagorei, e potei allora verificare che i rapporti dimensionali della casa, compreso il rapporto pieno/vuoto esistente tra il loggiato e la rimanente parte murarla, si esprimevano tutti nella proporzione 3:5, la stessa esistente tra i lati del 'rettangolo aureo'.
"È dunque questo il segreto che sta alla base dell'architettura'" penso, mentre mi scorrono davanti gli ologrammi del Pacioli. "È la presenza della Divina Proporzione a conferire a una costruzione coerenza e vitalità?"
Più tardi, per rispondermi, comincio a scrivere e da quell'intuizione le idee lentamente si compongono.
Per capire cosa vale una casa, bisogna tornare alle origini, alla tradizione, ed esaminare il valore che avevano in passato l' atto di scoprire il luogo ove costruire e l'atto di fondare la dimora. Tutte le civiltà ce li tramandano come operazioni sacre per eccellenza, compiute da sacerdoti e destinate ad attuare il trasferimento simbolico dell'immagine del cosmo in una struttura terrestre.
Nel corso dei millenni i popoli della terra, in base alle rispettive culture e tradizioni, codificarono un proprio organum di cerimonie relative alla fondazione, alla purificazione e alla consacrazione della casa, concepita non solo come rifugio per l'uomo, ma soprattutto come imago mundi, come proiezione miniaturizzata dell' ordine celeste. ,
Proprio in base a tale presupposto, gli stessi elementi architettonici costitutivi dell'organismo domestico, furono utilizzati ad imitazione degli elementi celesti costitutivi del Cosmo: apparvero allora 'i simboli costruttivi' , pressoche simili in tutti i tempi e in tutte le civiltà, nelle capanne di paglia così come nelle splendide dimore rinascimentali. Impiegati come emblemi di un 'divino' gioco di costruzioni, permisero di riprodurre l'architettura celeste in case assolutamente 'vitali', in quanto collegate con la suprema fonte di energia, e quindi, anche coerenti, armo- niose, attraenti, durevoli ed ospitali.
La ricerca sull'espressione del sacro nella concezione delle dimore, mi porta, necessariamente, a formare delle categorie, ma non sembri facile.
Meno difficile sarebbe parlare del sacro nei templi, nelle chiese, negli edifici pubblici, nelle piazze, nelle città, poichè lì è tutto manifesto: la scala del costruito e la funzione propria di; culto o di governo li rendono più leggibili e di più logica interpretazione.
Nelle case bisogna invece procedere in maniera diversa per capire come e quanto siano realmente legate alla propria matrice universale; occorre individuarne dei prototipi che rappresentino, ognuno alla sua maniera, le caratteristiche di tale imitazione cosmogonica.
E allora i motivi si intrecciano, poichè non sempre sono le corrette operazioni edificatorie a rendere coerenti le case: esse, difatti, possono anche diventarlo successivamente (o, al contrario, cessare di esserlo), a seconda delle influenze trasmesse loro da chi le abita. Dietro questa considerazione si possono allora cominciare a distinguere, in base a 'tipi' architettonici ma soprattutto animici, alcune categorie di case che comuni non sono, in quanto emblematiche rappresentazioni di simboli e di vissuti simbolici.
La mia attenzione si volge dunque alle 'dimore esoteriche', costruzioni nelle quali la cosmogonia si riproduce soprattutto nella logica architettonica della struttura; alle' case alchemiche' , appartenute agli antichi investigatori della natura, ove è soprattutto l'apparato decorativo, con i suoi emblemi, a parlare; alle 'case antropomorfe', che imitano il corpo umano e quindi, di riflesso, 'organicizzano' il cosmo. Non trascurerò le 'case fantastiche', affascinanti labirinti del pensiero in forma di architettura, nati dal sogno dei filosofi, dei mistici e dei poeti come percorsi ideali per cammini di perfezionamento spirituale.
Ma incontrerò anche le 'case della morte', quelle costruzioni ove un'anima non ha mai avuto dimora, oppure vi si è spenta. Sono organismi creati -o successivamente pervertiti- da una volontà che è contro la vita, contro l'ascesa dell'uomo verso il Cielo; in esse infatti appare il lato rovescio della luce, la tenebra, il caos.
Eccoci dunque al principio di un viaggio attraverso l'anima delle case, per scoprire vite e storie di costruzioni che si rappresentano, nella realtà della nostra dimensione, come fedeli rispecchi del cosmo intero, con tutti i suoi soli e le sue galassie nere.

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