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cronaca

La visita di Benedetto XVI ad Assisi ha lasciato un segno di pace, speranza ed amore

Proprio così, la visita pastorale di Sua Santità nella città di Francesco, il “Santo poverello” convertitosi cento anni or sono, ha impresso il suo segno indelebile nell’anima dei fedeli e nella storia di Assisi


Assisi respira ancora la gioia per un pellegrino d’eccezione sui luoghi che narrano dell’esistenza di Francesco, uomo in grado di offrire orizzonti di senso; convertito capace di cantare l’Amore che non muore. E in ogni luogo, toccato dalla visita papale, è emersa, dalle brume dell’ordinarietà, la straordinaria forza che ancora continua a generare identità e relazioni genuinamente umane.
Rivotorto. Luogo della riflessione sul senso della vita; della scelta, piena di passione, per Dio e per gli uomini e capace di diventare stile di vita possibile ad essere imitato.
San Damiano. Luogo di composizione del Cantico delle Creature e memoria della possibile apertura del cuore umano alla meraviglia del Creato. Ma anche e soprattutto che l’uomo, in sé è estensione del canto di lode dell’intera creazione all’Altissimo Onnipotente Bon Signore.
Santa Chiara. Luogo ove riposa la pianticella di Francesco e dove si conserva il crocifisso che parlò al figlio di Pietro Bernardone: “va… ripara la mia casa”. È qui che continua a risuonare l’invito e a rendere attuale, nella vita di ognuno di noi, la necessaria ed entusiastica risposta all’“Amor che muove il sole e l’altre stelle”; a lasciare il cerchio della solitudine per entrare nella dinamica delle relazioni che generano comunione.
San Francesco. Sul colle del Paradiso, così si chiama il luogo ove si erge la Basilica che conserva il corpo di Francesco, Benedetto XVI - contemplando l’estetica divina nell’esistenza realizzata del più noto figlio di Assisi - ha ricordato che il male non ha mai l’ultima parola e che è sempre possibile rinascere dalla miseria della propria fragilità umana per diventare uomo nuovo, altro Cristo.
E questo per ciascuno di noi. Oggi. Senza distinzioni.
Dopo il grido contro la violenza che distrugge ogni cosa, durante l’omelia, il Santo Padre, accendendo la lampada “Luce da Assisi” sulla tomba di Francesco, ha voluto ricordare la forza generatrice della speranza, raccolta nei piccoli segni che costellano la vita quotidiana degli uomini e delle donne di ogni tempo: lo stare insieme, il consumare pasti, il riposare, il condividere doni, il ritrovarsi con persone amiche…
Santa Maria degli Angeli. Luogo che immediatamente revoca la riconciliazione e il perdono , indispensabile corredo per la costruzione di una vita profondamente cristiana ed autenticamente umana. Senza riconciliazione non è possibile costruire la società degli uomini. Senza cuori abitati dal perdono non c’è futuro per il nostro mondo. Ai giovani Papa Benedetto ha consegnato il testamento del Poverello, rivolgendosi loro con queste parole: “aprite le porte a Cristo”, apritele come fece Francesco senza paura, senza calcoli, senza misura, mano nella mano con sorella morte, felice di incontrarsi definitivamente con il suo Dio: “io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo”.

(25-06-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 25-06-2007 alle :