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cultura

“Voci di donne arabe, le identità plurali”, se ne parla all’Endurance lifestyle

Continua la rassegna dei convegni della grande manifestazione che ha luogo ad Assisi in questi giorni: il pubblico risponde attivamente. Per il ministro Pollastrini il Paese deve farsi guida dei diritti umani


“Voci di donne arabe, le identità plurali”, questo il titolo del convegno svoltosi ieri pomeriggio a Perugia nella cornice della sala dei Notari. Si tratta del secondo evento inserito nella prima giornata dell’Endurance lifestyle. A fare da moderatrice la presidente del Soroptimist club di Perugia, Laura Pagliacci Reattelli.
Il tema trattato è abbastanza complesso: la condizione femminile nei paesi di fede mussulmana, un argomento che ha visto una nutrita partecipazione di pubblico, per la maggior parte femminile.

Hanno presieduto l’evento il ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini, il presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti, il vice sindaco Nilo Arcudi e Sheikha bint Sif Al Nahyan rappresentate di Abu Dhabi.

Il ministro delle pari opportunità ha colto l’occasione per lanciare un obiettivo per il nostro Paese: cercare di farsi apprezzare grazie ad una politica incentrata sulla difesa dei diritti umani, un cavallo di battaglia che distingua ed elevi l’Italia nel mondo.
Al convegno sono intervenute Chiara Ingrao, esperta dei diritti umani, Samia Kouider sociologa, Riba Salih docente di storia ed istituzioni dei Paesi del Mediterraneo presso l’università di Bologna e Kassida Khairallah, mediatore culturale.

Le relatrici attraverso la loro esperienza professionale e di vita, provengono tutte da paesi mussulmani, hanno permesso di conoscere la reale situazione delle donne mussulmane nei Paesi di origine, ma anche come immigrate nel nostro Paese.

“Infatti da ormai alcuni anni -ha sottolineato Kassida Khairallah - la migrazione femminile non è come un tempo legata ad un livello sociale alto ma ora le donne che arrivano in Italia vengono per il ricongiungimento familiare e provengono per la maggior parte dalle campagne. Quindi, una volta arrivate, si trovano spaesate, sole e non riescono ad adattarsi ai servizi offerti dalla società occidentale. Alla fine molte cadono in depressione, ecco perché è utile la presenza di un mediatore culturale che, attraverso la sua assistenza, aiuta queste donne ad integrarsi”.
In molti Stati però le donne cercano di far valere i propri diritti anche a scapito della propria vita com’è stato il caso dell’Algeria nei tempi passati, ha ricordato Samia Kouider sociologa e di origine algerina.
“I tempi sono cambiati - continua- rispetto a quarantacinque anni fa quando è nata la repubblica d’Algeri. Ricordo mia madre che, quando andavo a scuola, mi raccontava un proverbio berbero ‘una donna esce di casa solo tre volte, quando nasce da sua madre, quando si sposa e va nella casa del marito e quando muore e va al cimitero’. Mi voleva dire che di progressi ne sono stati fatti tanti in questi quarantacinque anni di indipendenza ma bisogna anche ricordarsi che sono solo quarantacinque e non due secoli se non più degli Stati europei”.

Gli interventi sono stati alternati ad alcune letture estratte da libri scritti da donne arabe che hanno permesso agli astanti di immedesimarsi maggiormente con questa realtà diversa.

(22-06-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 22-06-2007 alle :