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cultura

Alberto Savi, Passaggi 1954/1996, in mostra a Spoleto

A Spoleto, presso il Palazzo Collisola, fino al 17 giugno 2007 è allestita la mostra curata da Martina Corgnati, che raccoglie circa settanta opere, significative e rappresentative dell'intera attività artistica di Savi


E’ ancora visitabile fino al prossimo 17 giugno presso gli spazi espositivi della Galleria Civica d’Arte Moderna Palazzo Collicola (via Loreto Vittori, 11) a Spoleto, la mostra "Alberto Savi - Passaggi 1954/1996" dedicata all'artista “della nobiltà proletaria, della dignità del lavoro, della competenza del mestiere senza favori, della pietà profana, dei vinti mai domi”.

Ingegnere, direttore della fotografia e pittore, Alberto Savi (1920-2001) amava dipingere cavalli e cavalieri, pugili costretti all'angolo, contadini chini sul loro lavoro, musicisti alle prese con i loro strumenti, muratori con le loro espressioni stanche: un'umanità pensosa e sofferente nella quale è possibile cogliere i semi della speranza in un mondo migliore.

La Mostra "Alberto Savi - Passaggi 1954/1996", curata da Martina Corgnati e organizzata dal Comune di Spoleto con la collaborazione di Sistema Museo e della Galleria Civica d’Arte Moderna, presenta circa settanta opere, significative e rappresentative dell'intera attività artistica di Alberto Savi, caratterizzata da un forte influsso dell'arte toscana, particolarmente di quella fiorentina, che sembra riemergere sempre, quasi a dispetto delle epoche e degli stili individuali, delle circostanze storiche e linguistiche.
La concretezza, la solidità, il rapporto incarnato e franco con le cose e con le realtà sono gli elementi dell'arte di Alberto Savi, "un pittore notevole e persino impositivo nel linguaggio quanto discreto e sommesso nel carattere" come scrive Martina Corgnati nel saggio critico in catalogo. Nato a Roma nel 1920 da una famiglia toscana originaria del Mugello, Alberto Savi fu Direttore della Fotografia in Rai a Milano per quasi cinquant'anni, ma paradossalmente egli ebbe come vera costante di lavoro la pittura che si sviluppò attraverso una ricerca progressiva di tematiche e linguaggi propri.
La Mostra si propone di raccontare il confronto dell'artista con le sue origini e con i grandi maestri del passato, da Lorenzetti a Giotto, Rosai, Berti e il primissimo Nativi. Alcune delle sue opere hanno riferimenti espliciti al Michelangelo della Pietà ultima, al Cimabue del Crocefisso. A Sironi si rifanno le paste cromatiche predilette da Savi, dense, spesse, senza luce. Da Marino Marini Alberto Savi prende quel certo modo di rappresentare la figura del cavaliere, uno dei suoi soggetti più ricorrenti: un personaggio che diventa protagonista di un dramma silenzioso, tra ascese e cadute, eroismo e inevitabile sconfitta. Con Guttuso, condivide il piacere del segno fermo e nitido, della forma semplice. "Hanno pennellate forti, incisive e contorni duri, i quadri di Alberto Savi" – scrive Martina Corgnati - "qualcosa che si potrebbe assimilare ad una "tensione" ma che a mio avviso definire espressionismo è improprio in virtù del rigore, del controllo, dell'attenzione all'insieme e alla forma che l'occhio di Alberto Savi mantiene sempre, senza lasciarsi fuorviare da un impulso improvviso, un'emergenza emotiva, uno scatto o altro"

Le opere di Alberto Savi in mostra a Palazzo Collicola raccontano la partecipazione alla realtà degli uomini, alla ricostruzione e al rinnovamento sociale e culturale, il profondo senso di libertà. Il suo lavoro, ricco ed originale, si rivela senza obblighi al di fuori della propria autenticità
e verità. Diversa si presenta l'esigenza di manifestare questa forma di libertà della sua arte, a volte ricorrendo al postcubismo e picassismo, come nei ritratti. Altrove, in alcuni Carri o nella Conigliera con reliquie, l'urgenza di aggiungere concretezza a concretezza si soddisfa con l'assemblage, attraverso l'aggiunta di pezzi di legno, frammenti di assi.

Le opere degli anni Settanta sembrano la rappresentazione di una raggiunta maturazione, frutto di intraprendenza e sensibilità sempre maggiori. I lavori fondamentali di questo periodo sono Fantasime, Cavalieri della specie lunare ma non solo e Pietà profane. L'artista ricorre all'encausto su legno, tecnica pittorica antica a base di cera, prediletta dai decoratori romani e alto-medievali, un trattamento lento, di minuziosa abilità artigianale che rende più soffice e densa la superficie pittorica.
Particolari e di forte impatto i "polittici", composizioni formate dall'accostamento di più superfici, una accanto all'altra secondo disposizioni irregolari, che consentono all'artista di superare i confini canonici della tela, aiutandolo a sperimentare, in assoluta libertà, forme più complesse. Del 1984 è l'opera Piccola fantasima, quadro con forte influenza matissiana, sul tema del rapporto uomo e donna, sulla distanza e l'incomunicabilità. Lembi di stoffa geometrica e appuntita coprono i due personaggi e li dividono implacabilmente.

ALBERTO SAVI
PASSAGGI 1954/1996

orario: tutti i giorni, a esclusione del martedì, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00
biglietti: ingresso libero
curatore: Martina Corgnati
ufficio stampa: Antonella Manni (339.5993281)
autori: Alberto Savi
genere: arte contemporanea, personale

(07-06-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 07-06-2007 alle :