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cultura

Il Pozzo della Cava, "star verde" Michelin

La Guida Verde Italia Michelin premia il complesso ipogeo del Pozzo della Cava di Orvieto, con una lusinghiera segnalazione ricca di foto dei sotterranei del quartiere medievale nella nuova edizione


Lunga e lusinghiera segnalazione del Pozzo della Cava e delle sue grotte nella edizione da poco in commercio della celeberrima Guida Verde Italia edita dalla Michelin, corredata da belle immagini dei ritrovamenti archeologici dei sotterranei.

Delle cinque pagine che la guida ha dedicato alla città di Orvieto, una è infatti riservata, tra testi e foto, al complesso archeologico del Pozzo della Cava e ai suoi numerosi ritrovamenti, descritto come una «suggestiva passeggiata che sa raccontare molto della storia e della vita di Orvieto nel passato e sottoterra».

Il Pozzo della Cava, consigliato dalla redazione anche ai bambini per la sua facile fruizione e per la valenza didattica, è rappresentato sulla Guida Michelin con ben tre delle cinque immagini che sono state nel complesso riservate ad Orvieto (le altre due sono del Duomo).
La bella segnalazione dei sotterranei del quartiere medievale è la conferma di un crescente interesse per il complesso archeologico del Pozzo della Cava, presente ormai in tutte le principali guide turistiche italiane, dalle tascabili Mondadori a quelle più note del Touring Club, dalle collane Bonechi (ben quattro pagine nella guida «Orvieto, storia e capolavori» e due nella versione tascabile) alla francese Guide du Routard e alle umbre Quattroemme ed Edimond.

L’auspicio è che si possa, in un prossimo futuro, riuscire a convogliare in questa attenzione mediatica riservata al Pozzo della Cava anche la promozione integrata dell’intero quartiere medievale e delle sue bellezze, spesso fin troppo trascurate da redattori frettolosi e da organizzatori di itinerari per un turismo “mordi e fuggi”.



Da poco si è concluso l’appuntamento con la tradizionale festa della Madonna della Cava, che unisce come ogni anno il sacro e il profano nel quartiere più antico di Orvieto.

Dopo i primi quattro anni di sperimentazione, da quando la Associazione Culturale «La Cava e i Cavajoli» -a cui il parroco Don Enrico Bartoccini ha affidato i festeggiamenti civili- ha ripreso questa tradizione, più volte interrotta durante il ‘900, la festa ha ora dei punti saldi che, a detta del pubblico, sembrano essere irrinunciabili. Non sono però alcune piccole novità per stare allegri e coinvolgere quanti vorranno unirsi alla combriccola dei cavajoli.
Perciò, accanto alle due irrinunciabili serate di ballo in piazza Malcorini e alla tradizionale porchetta degli artigiani, anche quest’anno il programma enogastronomico ha visto in scena la frittura, che tanto successo ha avuto nella penultima edizione, accompagnata dai bolliti e da altre specialità preparate dalle donne della Cava.

Naturalmente il clou della festa è stato costituito dalla processione della domenica pomeriggio, che anche quest’anno si è svolto lungo il percorso originario, riproposto nella sua completezza soltanto nel 2006, dopo oltre trent’anni.

Lo spirito è quello di sempre: una comunità che fa festa in una occasione tradizionale a cui si sente legata, e che apre le porte a chiunque voglia unirsi alla propria compagnia, solo per la gioia di stare insieme in allegria.


Madonna della Cava - Cavajoli in festa - maggio 2007

Nel mezzo de la Cava, su in salita
c’è ‘na chiesetta ch’è ccusì piccina
che ‘n se capisce come c’è finita

fra mezzo a quelle case, lì ‘n sordina
che ‘n sòrdo de fiducia ‘n gne lo dae.
Eppure dentro c’è ‘na Madonnina

ch’ascorta da la gente le su’ guae:
c’è chi ringrazia e chi s’ariccomanna
e c’è chi prega, e n’ha pregato mae,

chi porta ‘n fiore, ‘n cacchio de lavanna,
chi ‘mpiascia tra le labbre «Avemmaria»,
chi fa la communione e canta «Osanna»,

chi senza entrà, passanno pe’ la via,
je scappa fatto, senza facce caso,
«nome der Padre, Fijo e ccusissìa».

Così, tra quarche cero e quarche vaso,
tra ‘r fumo de l’incenso de Girberto,
tra le rosarie e quarche ficcanaso,

tra sante messe e quarche ber concerto,
tra quattro candeliere aripezzate,
tra ‘n fijo e ‘n vecchio cor su’ passo incerto,

tra le su’ portatore ammantellate
e Don Enrico che ma lèe se dona,
tra ‘l diacono e le mure scorticate,

la Madonnina, lèe ch’è tanto bbona,
tutte le su’ devote sempre adocchia
e le su’ Cavajole le perdona

pure si è nominata in quarche cocchia.

(30-05-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 30-05-2007 alle :