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economia

Confcommercio sul Dap. Intervista a Giorgetti

Giorgetti a proposito del Documento annuale di programmazione 2007 – 2009: “Valutazione complessivamente positiva, ma restano aperte alcune importanti questioni. Deludente la legge sui centri storici”


“La valutazione complessivamente positiva, che abbiamo già espresso in merito al Documento annuale di programmazione 2007 – 2009 insieme a Confesercenti, non ci sottrae al dovere di segnalare alcune importanti questioni, che prese nel loro complesso e nel caso non ci dovessero essere nel breve periodo segnali forti di cambiamento, potrebbero far nascere pesanti riserve da parte della nostra organizzazione”.
Antonio Giorgetti, presidente di Confcommercio dell’Umbria, illustra i punti in cui si articola la lettura critica del Dap da parte della maggiore organizzazione delle imprese del terziario.

Gli indicatori
“Gli uffici regionali hanno lavorato molto bene sugli indicatori di sviluppo economico”, specifica Giorgetti, “ma mancano del tutto dati che possano illustrare la consistenza e il funzionamento della macchina pubblica nel suo complesso e in tutte le sue articolazioni. Il silenzio è una scelta politica? Significa che su questi temi non c’è volontà di far conoscere, di discutere, di intervenire, in coerenza con la timidezza che abbiamo notato in alcune proposte di riforma della pubblica amministrazione?”.

Il terziario
“La Regione si pone l’obiettivo del sostegno agli investimenti, la crescita dimensionale, l’integrazione e ai processi innovativi delle imprese. C’è da chiedersi se dalle politiche di sviluppo del Dap siano escluse le imprese del terziario. Infatti, nella parte del Dap che si occupa di terziario si prevede invece un Testo unico per il settore, che è una mera razionalizzazione di preesistenti misure legislative, e non più misure per lo sviluppo. Questa è un’ombra sul riconoscimento pieno del terziario come fattore di sviluppo economico, che invece si era raggiunto col documento del Patto per lo Sviluppo, confermata almeno da due ulteriori pesanti considerazioni.
La prima è che la formula “terziario di mercato”, usata per la prima volta e coniata da Confcommercio, è declinata in modo incompleto, senza ricomprendere nel settore il turismo o i servizi alle imprese e alle persone.
La seconda considerazione, ancora più preoccupante, riguarda il disegno di legge regionale sui centri storici, da Confcommercio fortemente voluto, e preadottato dalla Giunta regionale con un testo profondamente inadeguato a risolvere i problemi di rivitalizzazione dei centri storici, del tutto insoddisfacente rispetto alle proposte che avevamo presentato agli assessori Rometti e Giovannetti”
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I consumatori
“Un aspetto che potrebbe apparire solo formale, ma che non lo è, è la presenza della scheda sui consumatori nella parte del Dap che tratta del terziario. Noi riteniamo che questa collocazione sia sbagliata, poiché sottende tutta una serie di preconcetti sulla natura del rapporto tra consumatori e imprese, smentiti in altre parti del Dap quando si parla di inflazione stabilizzata. La fine della pressione sui prezzi ha aperto ad un confronto più sereno con le associazioni dei consumatori, che non andrebbe alimentato con la “svista” della Regione. I veri interlocutori problematici dei consumatori non sono solo le imprese, ma anche i servizi pubblici, come sta dimostrando in questi gironi, clamorosamente, la vicenda T-Red a Perugia”.

Il sistema agricolo
“Il settore produce solo il 3% del Pil; in sei anni è stato beneficiario di 504 milioni di euro di aiuti; nel 2006 ha registrato un calo del 9% del Pil rispetto all’anno precedente; con una produttività del lavoro superiore alla media nazionale e una crescita di 2000 occupati. In una realtà descritta da dati così contraddittori, si colloca la denuncia da parte delle associazioni agricole di una crisi fortissima del settore, per il quale si porrebbe il rischio sostenibilità in assenza di aiuti comunitari, con ripercussioni gravissime su tutti gli aspetti che riguardano la vita regionale, compreso l’ambiente e il turismo. Per questo siamo convinti che il tavolo “verde” deve essere aperto a tutte le componenti della realtà economica regionale. Così come siamo convinti che non si risolvano i molti e pesanti problemi dell’agricoltura umbra con frasi del tipo “è fondamentale dare alla produzione agricola la possibilità di fare propria parte del valore aggiunto che si definisce lungo la filiera”, che si sentivano negli Anni Settanta. Ci sono altri sei punti del Dap – aggiunge il presidente di Confcommercio dell’Umbria – che delineare questioni minori, ma non di poco conto. Per esempio, al problema dell’occupazione turistica ricettiva e pararicettiva che in Umbria è inferiore alla media nazionale, la Regione risponde dandosi un obiettivo di crescita del 10%, senza però spiegare come ottenerlo. Noi abbiamo chiesto una moratoria nella incentivazione di nuove strutture ricettive, che però non trova sponda nella politica perseguita oggi in senso inverso dalla Regione, ad esempio tramite il bando Tac, che crea difficoltà aggiuntive al sistema dell’offerta turistica.
Tra gli indicatori rilevati dalla Regione, inoltre, non c’è nulla per definire l’area dei servizi alle imprese e alle persone, con il risultato di tagliare fuori, di fatto, imprese che rappresentano oggi il 13-14% del Pil.
La Regione torna poi a proporre il metodo della progettazione integrata senza aver condiviso verifiche effettuate sulle esperienze già maturate in questo senso.
Nel campo della formazione, in Umbria abbiamo 198 soggetti accreditati. Considerato che le Marche, una regione che ha quasi il doppio degli abitanti, ne ha 205, escluse le scuole, riteniamo che andrebbe forse rivisto il sistema di accreditamento.
Per quanto riguarda gli immigrati, le politiche regionali sono orientate esclusivamente verso quelli che hanno un lavoro dipendente, dimenticando tutti coloro che hanno trovato una occupazione come piccoli imprenditori e che restano dunque ai margini dell’integrazione.
Nel parlare di riforme endoregionali, infine, ovvero di trasferimento di competenze a livello di Province e di Comuni, la Regione ha dimenticato di inserire il tema della sussidiarietà orizzontale, sulla quale c’è ora una legge che ha suscitato un ampio dibattito, e il tema del Patto di stabilità, necessario ad evitare che nel trasferimento di competenze non si disperda l’impegno al mantenimento dei comportamenti virtuosi.
Le nostre puntuali osservazioni, prese singolarmente – conclude Antonio Giorgetti – non mettono comunque in discussione la qualità di un documento molto ampio, ricco di analisi, indicazioni politiche e impegni che sono condivisi dalla nostra organizzazione”
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(06-02-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 06-02-2007 alle :