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“Giovani e associazionismo, si può fare di più”

È quanto emerge da un’indagine sulla cittadinanza attiva. La presentazione dei risultati di una ricerca condotta dal Consorzio Moltiplica su un campione di 2053 studenti, tutti umbri, tra i 13 e i 18 anni apre scenari allarmanti


I giovani umbri considerano non particolarmente incidente nella propria formazione la partecipazione alle varie forme di associazionismo. E’ questo il campanello d’allarme emerso venerdì 15 dicembre 2006 da una ricerca promossa dal Consorzio Moltiplica di Perugia, in collaborazione con la Regione Umbria, Agesci Umbria, Associazione X-lab, Scuola Nazionale dell’Alimentazione, ItC. Capitini, I.P.S.S.C.T. ”Pascal”, I.T.I.S. Volta, I.S.I.P.S.C.I.A. “Orfini”, con il supporto della Provincia di Perugia, dei Comuni di Perugia, di Todi, di Foligno, Terni e Spoleto nell’ambito del progetto “Prima ora: prova di cittadinanza attiva”, appartenente al Programma Azioni Congiunte Socrates, Leonardo e Gioventù dell’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo e sviluppatosi in cinque Paesi (Polonia, Italia, Gran Bretagna, Grecia e Francia).

Su un campione di 2053 studenti, tutti umbri, tra i 13 e i 18 anni risulta infatti che impegnarsi in iniziative di volontariato o semplicemente partecipare alla vita socioculturale della realtà in cui i giovani vivono sono aspetti che li interessano solo marginalmente.
I dati presentati dal consorzio di cooperative sociali aderente a Confcooperative Umbria e contenuti nella ricerca “I giovani e la cittadinanza attiva”, realizzata dai ricercatori universitari, Paolo Montesperelli e Felice Addeo, evidenziano tra l’altro che almeno il 70% degli studenti nei tre mesi antecedenti la ricerca (effettuata a cavallo tra il 2005 e il 2006) ha partecipato a qualche forma di associazione, ma la maggioranza di essi ha preferito dedicarsi a quelle appartenenti all’area del tempo libero e dello sport. Ad essere, invece, fanalino di coda sono quelle attività legate, appunto, al concetto di cittadinanza attiva, quali la partecipazione a partiti politici, sindacati e organizzazioni religiose.

Unitamente all’obiettivo di individuare le modalità abituali di interazione fra i giovani e il mondo dell’associazionismo si è cercato anche di valutare quanto incidono famiglie e insegnanti nello sviluppo di questi loro interessi.
Lo studio, che ha coinvolto anche 786 genitori e 463 insegnanti , con altri due sondaggi, ha consentito di appurare che nella conoscenza e nell’adesione alle svariate associazioni gioca un attraverso ruolo fondamentale proprio l’ambiente scolastico, che nel 50% dei casi ha messo in contatto i ragazzi con la propria organizzazione preferita. Notevole risulta, infine, il contributo dei media, mentre quello della famiglia pare molto debole.

Ma cos’è che motiva i giovani a vivere esperienze di cittadinanza attiva?
La risposta risiede nella necessità di soddisfare alcuni bisogni soggettivi, quali: il desiderio di relazionarsi e di stare bene con gli altri, l’esigenza di rispondere alla propria istanza di socialità; la voglia di sentirsi bene con se stessi, la ricerca – attraverso il gruppo – di una gratificazione psicologica personale. Meno frequenti, invece, le motivazioni etiche e ideologiche. Interessante e curiosa risulta infine la reciproca criticità fra famiglie e insegnanti. Tra le due “agenzie di formazione” emerge una situazione di “rimpallo”: il 75% dei genitori segnala carenze educative da parte della scuola e per contro gli insegnanti giudicano troppo carente l’impegno effettivo delle famiglie nella promozione delle attività di associazionismo.

Tale progetto ha visto tanto la partecipazione dei ragazzi a scambi transnazionali con coetanei di altri paesi in un’ottica di ampio respiro europeo, quanto l’attivazione di numerosi laboratori di cittadinanza attiva in collaborazione con le scuole coinvolte: i partecipanti, infatti, hanno potuto sperimentare periodi di attività presso cooperative sociali e associazioni di volontariato.

Interventi, questi, finalizzati a prevenire la dispersione scolastica e precoci forme di devianza; sperimentare e rafforzare reti di relazioni tra le agenzie educative territoriali; valorizzare in maniera formalizzata le competenze acquisite dagli allievi in tutti gli ambiti formativi.
In questa direzione va anche il “Manuale delle competenze informali e non formali” prodotto per l’occasione e contenente tutte le competenze acquisite dai ragazzi durante i laboratori suddetti.

(15-12-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 15-12-2006 alle :