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cultura

Saranno famosi: Omar Montanari

Il vincitore dell’edizione 2005 del Concorso Internazionale per Giovani Cantanti Lirici della Comunità Europea dice: “Spero davvero che l’avvento di questo nuovo Governo consideri la cultura, l’arte, una necessità di prim’ordine per il cittadi


Grande tradizione non mente. Dal 1947 anno della sua fondazione a oggi il Teatro Sperimentale di Spoleto continua a portare sulla ribalta italiana e mondiale i giovani talenti. E l’entusiasmo, la gratitudine nei confronti del Lirico spoletino è sempre lo stesso: i grandi delle generazioni del passato più recente, oggi ancora attivi, portano da sempre nel proprio cuore lo Sperimentale e vantano di aver messo i primi passi fondamentali della propria carriera da qui; i giovani, appena “laureati” a Spoleto, ovvero i vincitori del Concorso Internazionale per Giovani Cantanti Lirici della Comunità Europea parlano dello Sperimentale come un momento importante e fondamentale che porteranno nel proprio cuore per tutta la carriera e per tutta la vita.
Ce ne dà conferma Omar Montanari, giovane e straordinario baritono romagnolo, vincitore dell’edizione 2005 del Concorso.
Lo abbiamo incontrato durante le prove del Barbiere di Siviglia, in cui sarà interprete di Don Bartolo, nella originale regia di Pressburger che si annuncia ricchissima di sorprese.

Omar Montanari come è arrivato al Concorso per giovani cantanti promosso dallo Sperimentale?
Sono pochi i concorsi che si possono contare nella mia giovane carriera artistica. Sono convinto che per un cantante o un artista in generale, la prova più importante sia quella del palcoscenico. Il Concorso dello Sperimentale, naturalmente, lo conoscevo per la grande tradizione e l’altissima qualificazione che porta in sé e soprattutto perché è l’unica competizione che ti dà la possibilità, una volta vinto, di approdare automaticamente al palcoscenico. Nel 2003 ho partecipato e vinto il Concorso “Argiris” dove in commissione c’era il direttore artistico del Lirico, Michelangelo Zurletti che mi ha invitato a partecipare al Concorso.
Successivamente sono stato invitato come interprete nella produzione dello Sperimentale de Le Nozze di Figaro (allestimento presentato con grande successo anche a Tokyo, n.d.r.) e nel 2004 ne L’Italiana in Algeri, opera portata in Ungheria.
Da qui ho deciso di prendere parte al Concorso che nel 2005 ho vinto.

Pensa che i corsi per l’avviamento al debutto dello Sperimentale siano ben strutturati?
Assolutamente sì. A parte l’aria familiare e tranquilla che si respira durante il Concorso, dove il cantante viene sempre messo a proprio agio e quindi nelle condizioni di esprimesi al meglio, la vera scuola inizia dopo, una scuola che ti forma in maniera completa.
È inutile ribadire la straordinarietà degli insegnanti. Lavorare sotto le mani maestre di personaggi come la Kabaivanska e Renato Bruson è un’esperienza unica, che ti forgia per il resto della vita. Ma molta importanza si dà alla cosiddetta arte scenica. A esempio, ora sto lavorando con il maestro Pressburger: ebbene, le sue prove sono delle autentiche lezioni di teatro. Pressburger dà estrema importanza al testo, drammatico e scenico, ti fa capire i contenuti del libretto, ciò che stai cantando. Unisce indissolubilmente il testo all’azione. Così, a esempio, mi sono trovato, in questi corsi di perfezionamento a lavorare anche con il Maestro Dolcini, con il quale, anche se non partecipo alla produzione della Didone, ho potuto capire e affrontare un testo così bello e complesso come quello di Metastasio, quindi confrontarmi anche con il teatro del ‘700.

Quindi per lei Spoleto è una ribalta importantissima ed essenziale nella carriera di un giovane cantante?
È una vetrina insostituibile. Prendiamo anche a esempio le numerose tournèe che lo Sperimentale realizza. È una ribalta importantissima per noi cantanti, ma anche per la città di Spoleto. Ormai Spoleto è conosciuta in tutto il mondo grazie allo Sperimentale. In ogni parte si vada, conoscono Spoleto, identificano l’Italia e la cultura italiana con questa piccola cittadina umbra in cui io sono sempre felice di tornare. Saranno cose banali, ma la familiarità che ho con gli abitanti di Spoleto, che quando mi incontrano mi salutano, mi chiedono informazioni su come vanno le prove, sul ruolo che interpreto e tante altre curiosità, non mi succede altrove. Ho proprio l’impressione di essere abbracciato da una grande famiglia.

Le piace Villa Redenta dove solitamente si svolgono le prove delle opere?
Villa Redenta è di una bellezza da togliere il respiro. È bella in tutti gli spazi, il parco i piccoli giardini al suo interno, le strutture. Solo che devo denunciare, purtroppo, l’angustia delle sale dove proviamo. La Sala Monterosso, a esempio è attrezzata, ma troppo piccola per poter provare, perché possa dare la reale dimensione di uno spazio scenico. Sa, passare dalla sala prove al palcoscenico è, come dire, traumatico, cambia tutto. La gestione dello spazio, sia a livello attoriale che dal lato musicale è una questione delicatissima. Calibrare la voce da un luogo piccolo, con soffitto basso, o dalla struttura rettangolare, a quella di un teatro è difficile, ti costringe a rivedere tutto, a reimpostare tutto. Mi auguro di cuore che lo Sperimentale possa avere al più presto un luogo adeguato per tutte le esigenze e penso che l’unico spazio idoneo sia quello di un Teatro vero.

Riesce a gestire le sue giornate spoletine con la borsa di studio messale a disposizione dal Concorso?
Con grande difficoltà. Purtroppo questi tagli stanno uccidendo la cultura e la musica in Italia. Sono seriamente preoccupato, perché, come si può ben capire, fare questo mestiere, emergere, poter continuare una strada un cui credi profondamente, forse l’unica in cui credi, diventa sempre più difficile, se non addirittura, in alcuni casi, impossibile.
E anche in questo senso so che Claudio Lepore, il direttore generale dello Sperimentale, si sta adoperando affinché gli enti possano mettere a disposizione fondi economici che tutelino questa attività e che la incentivino. È una politica omicida quella che si è adottata in Italia, patria dell’opera e foriera di grandi talenti. Io voglio continuare a cantare nel mio Paese, portandone alto il nome in tutto il mondo, ma partendo sempre da qui. Non voglio assolutamente essere costretto, un giorno, a emigrare, non mi sembra giusto, con tutte le enormi potenzialità artistiche e intellettuali che l’Italia possiede.
Spero davvero che l’avvento di questo nuovo Governo consideri la cultura, l’arte, una necessità di prim’ordine per il cittadino, un bene indispensabile e non voluttuario, come da troppo tempo le si considerano.

(31-08-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 31-08-2006 alle :