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cultura

San Francesco a fumetti

Saranno cinquanta i disegni originali in bianco e nero e a colori di Dino Battaglia, Altan e Luca Salvano in esposizione ad Assisi dal 1 al 30 luglio 2006 alla Sala Mostre Beni Culturali Cappuccini


Quando pensiamo a San Francesco e alle sue rappresentazioni il pensiero corre subito al ciclo di affreschi di Giotto. Molto difficilmente metteremmo in relazione il Poverello di Assisi con il fumetto. Eppure i racconti a fumetti realizzati da Dino Battaglia, Altan e Luca Salvagno, in mostra dal 1 luglio presso i Beni Culturali di Assisi, sono più vicini a Giotto e alla filosofia di Francesco di quanto si possa immaginare.
Dal San Francesco/Franz controcorrente di Altan alle bellissime tavole originali di Dino Battaglia, un viaggio per immagini nell’universo del Poverello di Assisi.
“Far vedere per far capire!”: questa fu la parola d’ordine portata da Francesco fra il popolo. E dopo di lui, e i suoi frati, il messaggio venne accolto dagli artisti, che resero visibili le verità della Fede con le loro figurazioni in pittura e in scultura.
Fu così che le mura diventarono “parlanti”, per mezzo dei cicli pittorici, la cosiddetta “Bibbia dei poveri”. I poveri, non sapendo leggere, capivano benissimo il linguaggio figurato dell’arte, come un bambino sa interpretare i “fumetti”. Si potrebbe dire che il fumetto nacque con San Francesco d’Assisi. Non perché egli fosse un pittore, ma perché fu un meraviglioso e sublime attore: il “giullare di Dio”. Col suo esempio ispirò tutta l’arte nuova, cioè l’arte figurativa ed espressiva. Arte che ha ispirato anche i moderni creatori di fumetti.
La mostra San Francesco a Fumetti, a cura di Luca Temolo dall’Igna e Riccardo Mazzoni, propone una selezione di circa cinquanta tavole originali di tre grandi autori del fumetto italiano: Battaglia, Altan e Salvagno.
Dino Battaglia, maestro del bianco e nero, per carpire l’essenza dei volti degli uomini contemporanei di Francesco studiò a lungo gli affreschi di Giotto e il suo Poverello è “immerso in una religiosità che tuttavia può soddisfare anche un laico, perché vi si ravvisa innanzitutto lo sforzo di capire e stringere in un sistema totalizzante l’universo o, come volete, il creato”. Il suo segno “dolcemente incerto tra sogno e realtà, inquieto e meticoloso”, il bilanciamento delle tavole, i volti antichi come la storia che si racconta e i colori morbidi e tenui di Laura Battaglia ci portano in un Medioevo quasi leggendario. Leggendario come le favole che Battaglia amava, eppure reale come i miseri, di ieri e di oggi, che irrompono nelle tavole con i loro bisogni.
Altan, il creatore della Pimpa e il caustico fustigatore dei costumi italiani, ha realizzato un Francesco decisamente controcorrente. Il suo Francesco/Franz, non ha nulla dell’agiografia classica, in quanto Altan, pur avendo studiato attentamente quanto realizzato fino al quel momento, non era interessato “alle storielle che si raccontano sempre: il lupo, gli uccellini…”. Franz si inserisce, infatti, nel filone delle rivisitazioni della nostra storia patria: “Avevo finito il fumetto su Cristoforo Colombo e, visto che siamo in un paese di santi e navigatori, mi era venuta voglia di affrontare il tema di Francesco. Volevo però raccontare qualcosa che andasse al di là delle solite rappresentazioni ufficiali”. Realizzato nello stile classico dell’autore, coi suoi nasi bitorzoluti, le forme opulente e la narrazione dissacrante, il Franz di Altan si discosta in maniera totale dal lavoro di Battaglia, pur evidenziando anch’esso il profondo affetto di Francesco per la natura umana.
Dal canto suo Luca Salvagno, erede di Jacovitti nella realizzazione del mitico Cocco Bill, ha lavorato seguendo idealmente la Bibbia Pauperum. Guardando più all’arte che all’illustrazione, il suo fumetto su San Francesco ha uno sviluppo “orizzontale” che rimanda ai cicli giotteschi o alle miniature con un impianto grafico che vuol rendere omaggio allo stile di maestri del fumetto come De Luca o Landolfi. Anche in queste tavole, colpisce il bilanciamento del bianco e nero, la ricchezza dei particolari, l’impostazione grafica che ora permette all’occhio di spaziare sul paesaggio per costringerlo subito dopo a soffermarsi sul particolare.

San Francesco d’Assisi: da Giullare di Dio a “inventore del fumetto”
Nei primi fumetti, almeno in quelli che tutti considerano i primi fumetti, le avventure di Yellow Kid pubblicate sul settimanale della domenica New York World nel 1895, le parole del protagonista venivano scritte sul suo camicione giallo. E in Italia? La storia non è molto diversa: i primi fumetti, pubblicati su Il Corriere dei Piccoli nel 1908, non avevano ancora la nuvoletta ma delle poesiole in rima sotto la vignetta.
Tuttavia, quello che noi chiamiamo “fumetto” per via delle nuvolette, negli Stati Uniti si chiama Comics, nome che deriva da “comic strip”, ovvero striscia comica. Questo perché, in genere, si trattava di storielle raccontate attraverso tre, quattro o cinque vignette in sequenza. In Francia, invece, i fumetti si chiamano Bande Dessinée e la ragione è chiara. Insomma, il fumetto non è altro che una storia raccontata per immagini in sequenza. Se ci guardiamo indietro, scopriamo che questa abitudine è molto antica: comincia con i disegni rupestri della Val Camonica o le pitture delle grotte di Altamira in Spagna.
Insomma, il fumetto, così come lo conosciamo oggi, ha radici antiche e profonde. Radici che affondano nel terreno fertile del Medioevo. È infatti a quei secoli bui che possiamo far risalire l’invenzione del fumetto vero e proprio: non aveva ancora la classica forma della nuvoletta moderna, ma quella di una lunga striscia che usciva dalla bocca dei personaggi ritratti nelle miniature o negli affreschi. Quel cartiglio, chiamato “filatterio”, riportava le didascalie dell’immagine. Sempre nel medesimo periodo venne pubblicata la Bibbia Pauperum: la vita di Cristo raccontata con grandi tavole suddivise in riquadri illustrati accompagnati da frasette di spiegazione.
Proprio come le avventure del Signor Bonaventura pubblicate sul Corriere dei Piccoli. Certo, non tutti i fumetti possono essere considerati Arte, ma i loro antenati lo furono di certo.
Media popolare per antonomasia, ci si aspetterebbe che il fumetto abbia avuto in San Francesco, il Santo più popolare d’Italia, un personaggio privilegiato. Invece non è così: le storie disegnate che vedono protagonista il Poverello di Assisi si contano sulle dita di una mano. Ma che mano: si comincia con Dino Battaglia, si passa per John Buscema e Altan per arrivare a Luca Salvagno.
A sottolineare l’importanza del lavoro di Battaglia, e degli altri autori che si sono cimentati con la vita di Francesco, contribuisce un bello scritto di Piero Bargellini, autore e uomo politico di ispirazione cattolica ricordato anche per essere stato sindaco di Firenze durante l’alluvione del 1966, che sottolinea come Francesco non si limitasse solamente a predicare, ma amasse addirittura “recitare” e, proprio per questo, era il giullare di Dio.
Dario Fo, nella prefazione al suo Lo santo jullare Francesco, gran fumetto con attori dal vivo, scrive: «Egli era veramente un giullare! Di questa professione conosceva ogni tecnica, trucco e mestiere». Mentre un cronista dell’epoca scrisse «… di tutto il suo corpo faceva parola». Bargellini invece scrive: «… per far vedere come egli rinunziasse ai beni della terra per avere le ricchezze celesti, si spogliò, nell’episcopio d’Assisi; rese le vesti al padre e, nudo, si rifugiò sotto il manto del Vescovo. Per dimostrare di rinunziare alla violenza, alla proprietà, ai piaceri, si sfibbiò la cintura e al suo posto cinse sui fianchi una corda annodata. A quell’epoca tutto veniva portato in cintola: la spada, la borsa del denaro, il calamaio, i guanti; Francesco, gettando via la sua, fece vedere come gettasse via la spada della violenza, la borsa della ricchezza, il calamaio dei contratti scritti, i guanti dell’eleganza, ecc. Per far vedere come si potesse esercitare la carità in maniera eroica, abbracciò uno di quei lebbrosi che tutti fuggivano. Per dimostrare che la bontà vince ogni crudeltà, andò incontro al lupo di Gubbio e gli tese fraternamente la mano. Per far vedere che l’amore è capito da tutti, predicò anche agli uccelli, che lo stettero ad ascoltare».
Scrive ancora Bargellini: «Tuttavia non bastava. I seguaci di San Francesco capirono che una raffigurazione più stabile e permanente sarebbe stata più efficace per far vedere e far capire meglio. Far vedere e far capire, non per mezzo di parole ma per mezzo delle immagini, è il compito dell’arte figurativa. E l’arte figurativa venne chiamata dai Francescani a far da maestra a tutto il popolo dei liberi Comuni. Ecco perché l’esempio e l’incitamento di Francesco d’Assisi ebbero uno straordinario riflesso nel campo dell’arte».

San Francesco d’Assisi: dall’arte ai fumetti
“Far vedere per far capire!”: questa fu la nuova parola d’ordine, portata da Francesco fra il popolo delle città comunali e del contado. E dopo di lui, dopo i suoi frati, il messaggio venne accolto dagli artisti, che resero visibili le verità della Fede con le loro figurazioni in pittura e scultura. E scrive ancora Piero Bargellini: «Fu così che le mura stesse diventarono “parlanti”, per mezzo dei cicli pittorici, formanti la cosiddetta “Bibbia dei poveri”. Infatti, i poveri, che non sapevano leggere e non possedevano libri, capivano benissimo il linguaggio figurato dell’arte, come un bambino sa interpretare i moderni “fumetti”. Si potrebbe dire che il fumetto nacque sette secoli fa con San Francesco d’Assisi. Non perché egli fosse un pittore, ma perché fu, come abbiamo detto, un meraviglioso e sublime attore: il “giullare di Dio”. Col suo esempio ispirò tutta l’arte nuova, cioè l’arte figurativa ed espressiva».
Arte che sicuramente ha ispirato anche i moderni creatori di fumetti: il ciclo degli affreschi di Giotto, ad Assisi, per esempio, venne studiato a lungo da Dino Battaglia per carpire la vera essenza dei volti degli uomini contemporanei di Francesco. Dal canto loro, le miniature che illustrano il codice della Leggenda maggiore di San Bonaventura, conservato presso l’Istituto Storico dei Cappuccini a Roma, che cosa sono se non fumetti ante litteram?Come già detto non tutti i fumetti possono essere considerati Arte. Ma cosa è l’Arte? Perizia tecnica? Capacità di emozionare? Sia quel che sia, i lavori di Dino Battaglia devono essere considerati Arte a pieno titolo. Basti dire che le sue tavole dedicate alla vita di San Francesco restarono esposte per ben tredici anni presso la Basilica del Santo accanto alle opere dei grandi artisti che nel corso dei secoli hanno reso grande il Santuario di Antonio da Padova.

Il San Francesco d’Assisi di Dino Battaglia
Dino Battaglia, come racconta la moglie Laura, che sceneggiò e colorò gli episodi della vita di Francesco pubblicati a partire dagli inizi degli anni Settanta sulle pagine de Il Messaggero dei Ragazzi, non voleva saperne di confrontarsi con questo personaggio che considerava “troppo difficile”.
Fortunatamente, grazie alla passione di padre Giovanni Colasanti, che aveva dato una forte spinta al rinnovamento de Il Messaggero dei Ragazzi chiamando a collaborare autori come lo stesso Battaglia e Trevisan, si lasciò convincere a “fare una prova” sottolineando che «se fosse venuta male non se ne sarebbe parlato più». Così, Battaglia, ispirandosi a i Fioretti disegnò le otto pagine de La perfetta letizia. Il lavoro non fu tanto facile, come ricorda ancora Laura Battaglia: Francesco cambiò volto più volte, fino a quando il disegnatore si convinse di aver trovato il volto nuovo che stava cercando, un viso che si differenziasse dalle rappresentazioni pittoriche più note come Giotto, Caravaggio o i classici santini. In ogni caso il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti fu splendido. Padre Colasanti pretese che Battaglia continuasse a disegnare il suo San Francesco: prima i Fioretti, poi la vita. Per continuare quest’avventura Laura e Dino Battaglia si documentarono moltissimo, andando anche a visitare i luoghi che furono teatro della vita del Santo. Tavola dopo tavola Battaglia si appassionò sempre di più al suo Francesco e lo si vede dalla trasfigurazione del volto del suo “eroe”. Il suo Francesco, come ha scritto Carlo della Corte, «è un San Francesco immerso in una religiosità che tuttavia può soddisfare anche un laico, perché vi si ravvisa innanzitutto lo sforzo di capire e stringere in un sistema totalizzante l’universo o, come volete, il creato».
Insomma, nel Francesco di Dino Battaglia traspare tutta la forza del messaggio del giullare di Dio: l’accoglienza come regola. Tuttavia, questo non è tutto: il segno «dolcemente incerto tra sogno e realtà, inquieto e meticoloso» di Dino Battaglia, il bilanciamento delle tavole, i volti antichi come la storia che si racconta e i colori morbidi e tenui di Laura Battaglia ci portano in un Medioevo quasi leggendario.
Leggendario come le favole che Battaglia tanto amava, eppure reale come i miseri, di ieri e di oggi, che irrompono nelle tavole con i loro bisogni.

San Francesco d’Assisi: da super eroe a patrono d’Italia
Franco Cardini, gran conoscitore del Medioevo ha scritto di Francesco alcune righe estremamente affascinanti: «Lui, inimitabile e inattuale. (…) È grande sempre: ma vi sono momenti nei quali è addirittura sublime. (…) Prima di tutto, in quella volta in cui cavalca pensoso nella piana d’Assisi. E d’un tratto gli si fa avanti quel che ha sempre più d’ogni altra cosa odiato e temuto, lo spettacolo del disfacimento della vita e della bellezza, l’orrore e il fetore d’un lebbroso. E Francesco sa in quel momento supremo sottomettere sé a se stesso, come fanno i cavalieri nell’istante del loro primo scontro quando il sangue ribolle e le orecchie fischiano. In quel momento il guerriero del Gran Re non strappa le redini del cavallo per fuggire: ma si ferma, guarda fisso il nemico e vi riconosce il fratello; e, negli occhi del fratello, scorge lampeggiare l’immagine del suo Sovrano. E allora bacia il lebbroso: e corre a perdere la vita, per acquistarla di nuovo».
Poche parole che danno l’idea del personaggio e spiegano come mai nel 1980 viene pubblicato St. Francis, brother of universe dalla Marvel, la casa editrice de l’Uomo Ragno. Realizzato dal mitico John Buscema, disegnatore, tanto per fare un nome, di Conan, e scritto da Marie Severin, sceneggiatore di Hulk, Dr. Strange, Submariner e l’Uomo Ragno, il fumetto è stato realizzato in collaborazione con il Franciscan Communications Office di New York ed è ispirato, per molti aspetti, al film di Zeffirelli Fratello Sole, Sorella Luna.
Nonostante la collaborazione con i francescani, il Francesco di Buscema rispetta appieno il cliché supereroistico della Marvel: la sua vita diventa un susseguirsi di battaglie e ricerca interiore, crisi mistiche ed effetti speciali. A prima vista questa interpretazione può stupire, ma non è forse vero che San Francesco fu un supereroe dei suoi tempi? Unico e inimitabile. Non aveva super poteri dovuti alla contaminazione nucleare, o imposti da antiche leggende o martelli fatati, è vero, ma la sua forza stava nella parola e nell’amore. Amore condensato nella scelta di chiamare i suoi compagni “frati”, in quanto fratelli di ogni creatura dell’universo. Chiara operazione di marketing, negli anni seguenti la trasposizione a fumetti della storia dei miti del cattolicesimo ha riguardato la vita di Madre Teresa, un altro esempio di supereroe della fede, e di papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua prima visita negli Stati Uniti nel 1983.
Con la vita di San Francesco si sono cimentati in molti. Anche Enzo Biagi, nel 1978, dedicò un capitolo della sua Soria d’Italia a Fumetti al Poverello di Assisi, Quattro paginette che ripercorrono in maniera classicamente agiografica gli eventi principali della vita del Santo che nel 1939 divenne il Patrono d’Italia: la rincuncia alla ricchezza, l’incontro con Chiara, il viaggio a Roma, l’episodio delle stimmate e del lupo di Gubbio. Ovviamente si tratta di un veloce e fugace ripasso di eventi ben noti. Questo per quanto riguarda la sceneggiatura. Discorso diverso meritano i disegni: realizzati da Giacinto Gaudenzi sono particolari anche se risentono, forse in modo eccessivo, delle suggestioni offerte dal film di Zeffirelli.

San Francesco d’Assisi: da Altan a Luca Salvagno
Contemporaneamente al San Francesco “americano”, in Italia un altro autore si avvicina al Poverello di Assisi. Conosciuto per la Pimpa e Cipputi, Altan, realizza una storia decisamente controcorrente. Il suo Francesco, ribattezzato Franz, non ha nulla dell’agiografia classica. Altan, pur avendo studiato attentamente quanto realizzato fino al quel momento, per sua stessa ammissione non era interessato «alle storielle che si raccontano sempre: il lupo, gli uccellini…». Franz si inserisce infatti nel filone delle rivisitazioni della nostra storia patria che Altan porta avanti da ormai diversi anni: «Avevo finito il Cristoforo Colombo e, visto che siamo in un paese di santi e navigatori, mi è venuta voglia di affrontare il tema di Francesco. Volevo però raccontare qualcosa che andasse al di là delle solite rappresentazioni ufficiali». Realizzato nello stile classico dell’autore, coi suoi nasi bitorzoluti, le forme opulente e la narrazione dissacrante, il Franz di Altan si discosta totalmente dal lavoro di Battaglia, pur evidenziando anch’esso il profondo affetto di Francesco per la natura umana. La realizzazione di questo lavoro, pubblicato sulle pagine di Linus nel 1979, è stato abbastanza lungo: diviso in 10 capitoli per un totale di 100 pagine, è durato all’incirca un anno, senza contare il lavoro preparatorio di ricerca. Ma che cosa è rimasto ad Altan dopo una frequentazione così lunga? «Non sono credente, quindi non ho messo in conto l’aspetto divino della cosa. Il mio Franz/Francesco è un essere umano, con una psicologia umana, del tutto simile, per qualità e difetti, a quella degli altri esseri umani. Uno degli episodi della sua vicenda che più mi ha colpito è quello che racconta di quando il Santo, interrogato dai suoi frati su quale strada scegliere di fronte a un bivio, li fa girare su se stessi fino a farli cadere a terra. Ecco ho pensato, se uno fa così è capace veramente di fare qualsiasi cosa. Tuttavia, ciò che mi ha veramente colpito riguarda proprio il risultato finale del mio lavoro: ed è l’aver scoperto che il mio fumetto veniva venduto di fronte alla Basilica. Questa scoperta, questa accettazione del mio lavoro, aumentò la mia stima nei confronti dei frati». Il lavoro di Altan è decisamente controcorrente, lontano da tutto quanto scritto o raccontato dal cinema sul Poverello di Assisi, come per esempio il finale della storia che si chiude con una sorta di accusa alla Chiesa di averlo “sfruttato” e sostituito con Antonio da Padova. Rileggendo oggi questa storia, occorre, come dice lo stesso Altan, tenere conto degli anni in cui venne realizzata. Franz: «... in qualche modo, è figlio del Vangelo di Pasolini: da un lato c’è la grande attenzione al contesto storico, dall’altro lo spunto per una riflessione critica sul presente».
Quasi 25 anni dopo Linus è ancora Il Messaggero dei Ragazzi ad aprire le sue pagine a San Francesco pubblicando un coraggioso esperimento raccolto sotto il titolo A laude di Gesù Cristo e del Poverello Francesco. I disegni e la sceneggiatura sono di Luca Salvagno. Partendo da i Fioretti, con una notevole fedeltà al testo, soprattutto per mantenere inalterato il sapore della lingua delle origini, Salvagno ha realizzato 24 tavole cariche di suggestioni che nell’impostazione fanno immediatamente pensare alla Bibbia Pauperum. Guardando più all’arte che all’illustrazione, le tavole hanno uno sviluppo orizzontale che rimanda ai cicli di affreschi o alle miniature e sono un omaggio allo stile di maestri del fumetto come De Luca o Landolfi. Anche in queste tavole colpisce il bilanciamento del bianco e nero, la ricchezza dei particolari, l’impostazione grafica che spinge l’occhio a spaziare sul paesaggio per costringerlo subito dopo a soffermarsi sul particolare.

Gli autori in mostra
DINO BATTAGLIA
Nasce a Venezia il 1° agosto 1923. Esordisce nel 1945 collaborando a L’Asso di Picche con Hugo Pratt, Mario Faustinelli, Alberto Ongaro e altri autori.
Negli anni Cinquanta disegna alcuni episodi di Pecos Bill su testi di Guido Martina e collabora con Il Vittorioso e con alcune case editrici inglesi tramite lo Studio Dami.
Negli anni Sessanta e Settanta, sempre senza mai legarsi a personaggi fissi, collabora con Il Corriere dei piccoli (anche su testi di Mino Milani, come per un’affascinante riduzione da La freccia nera, o cimentandosi in un’originale e preziosa interpretazione a fumetti del popolare Topo Gigio televisivo) e a Linus, dove ha modo di dare il meglio di sé riducendo a fumetti le atmosfere angosciose e fantastiche dei racconti di Hoffmann, Poe, Lovecraft e Maupassant.
Per Il Messaggero dei Ragazzi realizza nel 1974 la biografia di San Francesco e l’anno successivo un’eccellente versione a fumetti del Till Eulenspiegel, sceneggiato da Piero Zanotto, per Il Giornalino. Nel 1979 disegna, sempre per Il Giornalino, Gargantua e Pantagruele sull’adattamento scritto dalla moglie Laura Battaglia, e due anni dopo crea l’Ispettore Coke di Scotland Yard, protagonista di storie assai particolari ambientate all’inizio del Ventesimo secolo. Muore a Milano il 4 ottobre 1983.

FRANCESCO TULLIO-ALTAN
Nasce a Treviso il 30 settembre 1942. Interrompe gli studi di Architettura a Venezia per dedicarsi al cinema, sia come scenografo che come sceneggiatore. Inizia le prime collaborazioni realizzando illustrazioni e vignette per Playmen. Nel 1970 si trasferisce in Brasile, dove lavora per il cinema ma dove crea anche, nel 1972, il suo primo personaggio per bambini su un periodico locale; nel 1974 inizia una regolare produzione fumettistica per l’Italia, dando vita, sulle pagine di Linus, a Trino, uno sprovveduto dio-travèt intento alla creazione del mondo.
Torna in patria l’anno successivo con la famiglia (moglie e figlia brasiliane) e crea la cagnolina Pimpa per Il Corriere dei piccoli. Si stabilisce inizialmente a Milano, poi si trasferisce ad Aquileia. Le sue collaborazioni si moltiplicano, e soprattutto il personaggio dell’operaio metalmeccanico Cipputi, saggio, disincantato e caustico, diventa emblematico: il nome entra nel linguaggio comune a indicare l’operaio per antonomasia, ma anche un lavoratore dalla coscienza di classe e sindacale perfettamente formata.
Altan pubblica su Panorama, trasferendosi all’Espresso quando la Mondadori viene comprata da Berlusconi, sul quotidiano La Stampa, su periodici satirici come Tango (poi Cuore), sull’agenda cult Smemoranda, su Linus, ecc. Dal 1987 la Pimpa ha una propria testata, ed è pubblicata anche all’estero. Numerose sono le raccolte delle sue vignette in libretti di larga diffusione.
I romanzi a fumetti sono apparsi sulle testate Milano Libri-RCS, poi raccolte in volumi: Sandokan (1976), Colombo (1977), Ada (1978), Fritz Melone (1979). Apprezzati anche i personaggi creati per il pubblico più giovane, come Kamillo Kromo (Corriere dei piccoli, Illustrazione dei piccoli).
Oltre alla satira e al fumetto, scrive e illustra storie per bambini che sono pubblicate anche all’estero, in tutta Europa, in Giappone. Dal 1992 illustra per Einaudi le nuove edizioni dei libri di Gianni Rodari. Dagli anni Ottanta la Pimpa è protagonista anche di serie di cartoni animati, passati in televisione e diffusi in edicola in videocassetta. Nel 1980 viene pubblicato da Bompiani il volume Franz che raccoglie le tavole dedicate alla vita di San Francesco.

LUCA SALVAGNO
Nasce Padova ed esordisce sulle pagine de Il Messaggero dei Ragazzi nel 1988. La sua passione per il fumetto è antica e va di pari passo con la passione per il lavoro di Jacovitti. Questa passione lo porta a esordire come colorista delle ultime tavole del maestro e in seguito a continuare, realizzando sceneggiature e disegni, il personaggio di Cocco Bill.
Nel 1997 inizia a collaborare anche con Il Giornalino passando tranquillamente da storie umoristiche a storie di avventura. Tra le sue collaborazioni va anche ricordata la Storia d’Italia a Fumetti di Biagi. Le sue tavole de A laude di Gesù Cristo e del Poverello Francesco sono state raccolte in volume dalle Edizioni Messaggero Padova nel novembre del 2005 e hanno riscosso un notevole successo di critica.

(03-07-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 03-07-2006 alle :