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cronaca

Un messaggio per la vita al 48584

E’ questo il nostro aiuto concreto ai bambini dell’Uganda. Ancora fino al 4 febbraio sarà possibile donare 1 euro con ogni sms inviato


Un grido che non si può ignorare: l’Uganda chiede il nostro aiuto. Dopo che al Sacro Convento di San Francesco in Assisi i riflettori del concerto di beneficenza ‘Nel Nome del Cuore’ si sono spenti, continua la raccolta fondi destinata ai bambini dell’Uganda, che oggi ha bisogno dell’aiuto di tutti.
Un messaggio al costo di un euro è per noi nulla ma, a migliaia di chilometri di distanza può voler dire la vita; inviando un sms al 48584 i clienti TIM, Vodafone o Wind potranno contribuire alla raccolta fondi che terminerà con la consegna dell’intera somma raccolta in Uganda, sotto la diretta sorveglianza del Nunzio apostolico.

“La situazione umanitaria nel nord Uganda è peggiore di quella in Iraq: non c’è altro posto al mondo con un’emergenza di questo livello, che richiama così poco l’attenzione internazionale” queste le parole pronunciate nel novembre 2003 dal Vicesegretario generale dell’Onu Jan Egeland, in merito alla situazione del Nord Uganda.

Ecco cosa accade in Uganda
Nei Distretti di Gulu, Kitgum e Pader, diciott’anni di guerra civile tra l’esercito del presidente Museveni e il feroce Esercito di Resistenza del Signore, guidato da Joseph Koni, hanno trasformato in un inferno la vita della popolazione civile: un milione e seicentomila sfollati, oltre 100.000 morti.
A ciò si aggiunge la tragedia dei bambini rapiti e ridotti in schiavitù o arruolati a forza nelle file ribelli: 25.000 dall’inizio della guerra, 8.400 solo nel 2003.
Decine di migliaia di bambini si allontanano da soli, dai villaggi rurali verso i centri urbani, cercando di fuggire dal ‘reclutamento forzato’ dormendo nei cortili delle chiese o nelle stazioni degli autobus. Con i conseguenti rischi, primo tra tutti la promiscuità sessuale che favorisce la diffusione del virus Hiv.
La regione, un tempo prospera, oggi muore di fame: i contadini hanno perso la proprietà della propria terra e per la sussistenza dipendono quasi interamente dagli aiuti umanitari. Il 90% della popolazione vive in campi profughi dove le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose e l’accesso ad acqua pulita è un miraggio (meno di cinque litri a persona); inevitabili dunque le tante epidemie fra cui quelle di scabbia, colera, dissenteria.

(31-01-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 31-01-2006 alle :