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politica

Dieci candeline per la Tavola della Pace

Al Sacro Convento di Assisi, per celebrare il decennale dell’organizzazione pacifista, si sono incontrati Enti, associazioni, segretari ed esponenti di ogni partito o semplicemente uomini per riflettere e proporre soluzioni per una pace concreta


Tutti gli amici della Tavola della Pace non hanno mancato l’appuntamento. Come ad un vero compleanno che si rispetti. La Tavola della Pace compie gli anni e per l’occasione li ha celebrati venerdì 13 e sabato 14 sul suo luogo di nascita, il Sacro Convento di San Francesco.
Era il 13 gennaio 1996 quando padre Nicola Giandomenico e Flavio Lotti, organizzarono assieme il seminario nazionale: “Una Tavola comune della Pace e della Solidarietà”.
Da allora eventi, conferenze, forum di discussione si sono succeduti nel tempo e la marcia Perugia-Assisi è diventata il simbolo forte di un movimento che continua a far sentire la sua voce.
“Non c'è pace senza una politica di pace”: questo il tema portante dell’evento il cui saluto di apertura dei lavori ed il benvenuto è stato dato da padre Vincenzo Coli, Custode del Sacro Convento, che ha parlato di tre condizioni indispensabili per il cammino più pacifico dell’umanità: un “amore appassionato e maturo per l’uomo concreto”, un “atteggiamento intelligente, rispettoso e sobrio verso la natura” ed infine una “apertura gioiosa verso il Mistero che è alla radice della vita”.

Fra le voci più preziose quella di Cindy Sheenan, soprannominata "peace mom" dalla stampa. Madre di Casey, caduto in Iraq il 4 aprile 2004, si è accampata all'inizio di agosto davanti al ranch di Bush in Texas. L'accampamento pacifista ha fatto risorgere fortissimo il movimento pacifista americano che nel settembre 2005 ha organizzato a Washington la manifestazione pacifista più grande al mondo dai tempi del Vietnam.
Cindy ha fondato nel gennaio 2005 “Gold Star Families for Peace”: un organizzazione composta da genitori di caduti il cui obiettivo principale è il ritiro delle truppe.

“La pace come la pioggia, non si ottiene con le invocazioni”. Flavio Lotti ripete la frase clou dell’incontro, rivolgendosi ai politici di tutti gli schieramenti che solo la Tavola della Pace poteva riuscire a riunire venerdì pomeriggio tutti insieme. “Le cose che l’Italia può fare per la Pace sono moltissime, benché siano progettate in nome di un sacro realismo e con un concreto intervento della politica: è infatti il vuoto politico che genera mostri e causa guerre internazionali”.
Il patron della Tavola della Pace invita poi i politici seduti in platea a trasformare l’invito in propositività, chiedendo ad ognuno di esporre, in circa cinque minuti, tre obiettivi concreti che il proprio partito si prefiggerà in nome della Pace.

Fra i tanti politici il primo ad intervenire è Fausto Bertinotti: “senza coscienza non si promuove la Pace. Occorre perciò la ricostruzione di una cultura della Pace. Rifondazione Comunista chiede di discostarsi dalle macerie dell’articolo 11, secondo me tradito dalla guerra in Iraq….; in secondo luogo la politica del nostro tempo deve guadagnare l’idea che non esistono guerre giuste nè preventive, ponendo la guerra stessa come un tabù: deve dunque essere immediato e senza condizioni il ritiro delle truppe dall’Iraq”. Terzo obiettivo: “avviare una politica di disarmo”.

Anche Katia Belillo parla di ritiro delle truppe e aggiunge la “necessità di politiche contro il liberismo” definendo la politica liberista “madre di ogni ingiustizia”.
Antonio Di Pietro ribadisce l’urgenza di un ritiro delle truppe dall’Iraq nel “tempo tecnico: cioè quello di smobilitare, non lasciando che le cose si trascinino”; in seconda istanza propone che “i soldi spesi in guerra vengano traslati in opere di Pace” ed infine aggiunge: “serve maggior impegno in politica estera affinchè l’Europa abbia più peso; appoggiando le Nazioni Unite si può contrastare il dominio Usa”.

Le proposte di Piero Fassino cominciano con la “necessità di affrontare le grandi contraddizioni del mondo: occorre un maggior impegno mondiale per la distribuzione della ricchezza e la riduzione del debito, condizione imprescindibile per rendere la politica di scambi e mercati accessibile ai paesi sottosviluppati. Necessario incrementare le risorse destinate alle politiche di cooperazione e sviluppo”. Secondo obiettivo: “la lotta contro i fanatismi e gli integralismi nella quale la centralità è assunta dal dialogo interreligioso, condizione essenziale se si pensa che in certi paesi del mondo le gerarchie religiose coincidono con quelle politiche”. Terzo ed ultimo punto: “gli strumenti politici della comunità internazionale dovranno essere utilizzati per pianificare una strategia di politica preventiva attraverso il disarmo e una dimensione culturale nuova; per fare ciò servono strumenti forti: ecco il ruolo dell’Onu”.

Maurizio Gasparri parlando del Governo in carica lo ha definito già impegnato nella politica di cancellazione del debito, “sposata dal centro destra”; in merito alle proposte del suo partito ha affermato: “credo che l’EU dovrebbe sforare sopra il tetto del 3% per le risorse destinate alla cooperazione; serve inoltre la ridefinizione del ruolo dell’Onu e la conferma delle missioni di pace già in corso”.
Alfonso Pecoraro Scanio nello scandire gli obiettivi afferma l’urgenza di perseguire “una politica estera di lotta alla guerra e al terrorismo” attraverso:
1. Il ritiro immediato delle truppe “alla Zapatero”;
2. la programmazione del dopo-guerra “della quale parlare con il governo iracheno;
3. la riduzione degli altri conflitti nel mondo;
4. la riforma dell’Onu;
5. la realizzazione di un’agenzia che si occupi de disarmo nucleare: “se non distruggeremo le nostre bombe non saremo credibili”.
In secondo luogo con la prossima legislatura il leader dei Verdi propone la riduzione delle spese militari e l’aumento di quelle destinate alla cooperazione internazionale; infine definisce necessaria anche una legge contro l’aumento, la diffusione ed il commercio di armi.
Francesco Rutelli esordisce invocando “l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione; se il centro sinistra vincerà –afferma il leader della Margherita- rientreremo”.
Dopo un quadro della drammatica situazione sul divario in crescita fra paesi ricchi e paesi poveri anche Rutelli invoca la necessità di far confluire maggiori risorse per “mantenere l’impegno per la cooperazione internazionale”. Ultimo obiettivo: pensare alla guerra in Darfur, per “intervenire in una realtà di umiliazione dei diritti umani”.

(16-01-2006)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 16-01-2006 alle :