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economia

Tessile in sciopero per superare la crisi

Martedì 8 marzo stop di 4 ore dei lavoratori del comparto. Un settore penalizzato dalla concorrenza dei paesi orientali


Uniformare la politica industriale all'insegna della “etichettatura”, del ricambio generazionale e la messa in rete di imprese di piccole dimensioni.

È la richiesta delle organizzazioni sindacali per superare lo stato di crisi che investe il settore del tessile-abbigliamento, che l’8 marzo si ferma per 4 ore per lo sciopero generale indetto dalle sigle sindacali Filtea-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil. Uno sciopero per “far fronte alla crisi del settore, accentuata dal confronto con la concorrenza dei paesi in via di sviluppo, in particolar modo quelli orientali, che immettono nel mercato una grossa quantità di prodotti con bassi costi di produzione e quindi con una maggiore facilità di esportazione e vendita”, ha puntualizzato Manuela Pasquino, della segretaria Filtea-Cgil.

Una situazione – ha ribadito la Pasquino - che può migliorare “realizzando una serie di obiettivi quali la tracciabilità del marchio made in Italy, che rappresenta da sempre un etichetta di alta qualità, la ricerca e la formazione, innovazione e lotta contro il lavoro nero”. Per la ripresa del settore - continua la sindacalista - “è fondamentale la fusione tra le piccole imprese, anche per lanciare il made in Umbria. Non è possibile chiudere il mercato ai paesi in via di sviluppo ma, con l'intervento dell'Europa, come richiesto nella petizione presentata il 21 febbraio nel Textile day, si può rilanciare il mercato nazionale e magari avere un occhio di riguardo per i diritti dei lavoratori stranieri”.

Alle associazioni industriali - ha sottolineato Francesca Fiorucci (Uilta- Uil) - “sono state chieste 104, invece di 52 settimane di cassa integrazione per i dipendenti, e al Ministero l'estensione della cassa integrazione fino a dicembre”. Come la Pasquino, anche la Fiorucci parla di “etichetta made in Italy con rispetto delle modalità di lavoro e quindi dei diritti umani, prima che sindacali, dei lavoratori” ricordando che “nei paesi in via di sviluppo, il lavoro è affidato spesso a donne e bambini con modalità e orario inaccettabili”.

(08-03-2005)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 08-03-2005 alle :