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economia

Acciaierie, dietrofront della Thyssen. Cig per 360 lavoratori

La dirigenza tedesca abbandona il tavolo a palazzo Chigi: chiesta la cassa integrazione a zero ore per i dipendenti del magnetico a partire dal 7 febbraio e per 2 anni. Giovedì mattina assemblea di fabbrica per decidere le azioni di lotta


Dopo la rottura del confronto a Palazzo Chigi sulle Acciaierie, la dirigenza della Thyssen Krupp ha annunciato l’intenzione di chiedere la cassa integrazione a zero ore, a partire dal 7 febbraio e per due anni, per 380 lavoratori dell’Ast.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali, Tk-Ast avrebbe informato l'Assindustria di Terni con un documento in cui pone alla base di questa decisione le perdite finanziarie del reparto nei due ultimi esercizi. In particolare, l' anno scorso queste perdite sarebbero state superiori a quelle preventivate in bilancio.

Giovedì mattina l’assemblea decide la risposta alla Tk
La parola ora passa ai lavoratori: giovedì mattina un'assemblea di fabbrica convocata dalle Rsu valuterà le azioni di lotta da intraprendere, forse uno sciopero, con manifestazioni a Terni e fuori regione. E si preannunciano nuove clamorose iniziative di lotta.

La delusione dei sindacati
“Quello che é successo - afferma il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi - dimostra che siamo davanti ad un'azienda che vuole solo dare ordini. Noi avevamo chiesto di discutere e loro si sono detti del tutto indisponibili a discutere sul piano industriale. Un metodo inaccettabile”.

“Hanno risposto no a tutte le controproposte di sindacati e istituzioni localì”, spiega la segretaria confederale della Cgil, Carla Cantone, per la quale “l'azienda si é assunta una gravissima responsabilità. Domani vedremo come rispondere”.

“Nel momento in cui si stavano creando le condizioni per un tentativo di stretta finale – commenta il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani - l'azienda ha risposto con una dichiarazione di ostilità, abbandonando il tavolo. A questo punto - ribadisce - svilupperemo tutte le iniziative politiche e sindacali innanzitutto necessarie a garantire un normale svolgimento delle relazioni sindacali in quell'azienda. Certo é - conclude Pirani - che si apre un problema grave per il futuro del sito siderurgico di Ternì”.

Molto deluso anche il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, che però pone l'accento sulla necessità di ricucire lo strappo: “Bisognava fare l'accordo, perché era molto meglio di quello che ora si rischia per il sito di Terni. Ci troviamo di fronte ad una situazione anomala. E credo - aggiunge - che nei prossimi giorni dovremo cercare di recuperare”.

I sindacati di categoria, dopo la riunione delle Rsu dell'Ast di Terni, decideranno quindi il calendario e le modalità della protesta: lo ha confermato il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Giorgio Cremaschi, criticando il Governo italiano “per la sua assoluta passività nella trattativa. Questo - ha spiegato Cremaschi - anche a fronte del fatto che Tk si appresta non solo a chiudere il magnetico, ma anche e soprattutto a trasferire all'estero questa produzione, con tutto il suo know-how”.

Dal 7 di febbraio scatta la cassa integrazione
Dal 7 di febbraio, quindi i 360 dipendenti del magnerico saranno messi in cassa integrazione a zero ore e per due anni: in particolare si tratta di quattro quadri dirigenti, 38 impiegati e 318 operai. “Siamo di fronte ad un'ulteriore provocazione dell'azienda. E a questo punto la nostra risposta sarà pesantissima”, ha detto il segretario nazionale della Uilm.

Thyssen Krupp: “Chiusura irreversibile”
La chiusura del reparto magnetico dell'Ast di Terni é “irreversibile”: lo conferma una nota della Thyssen Krupp in cui si sottolinea che a provocare la rottura delle trattative a Palazzo Chigi sono stati “due dei maggiori sindacatì” italiani, e cioé Cgil e Uil, precisa l'amministratore delegato di Ast, Michael Rademacher, che ha ricostruito la nottata di Palazzo Chigi, parlando di “buoni progressì” del confronto grazie alla mediazione del sottosegretario Letta, ma definendo un “fiasco” (si legge nel testo in inglese e tedesco del comunicato) la successiva rottura del confronto.

La lunga nottata a Palazzo Chigi
Nonostante la mediazione del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e la presenza dei leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, la rottura tra la Thyssen Krupp e i sindacati nel tavolo di confronto a Palazzo Chigi é arrivata dopo oltre cinque ore di discussione, quando sembrava potesse esserci uno spiraglio per tentare di avviare una vera e propria trattativa sul piano industriale. Ma dopo aver valutato le controproposte dei sindacati, l'azienda ha deciso di alzarsi dal tavolo, dichiarando di non avere nulla da modificare rispetto al testo già predisposto. I sindacati non potuto fare altro che prendere atto della situazione, definendola di una “gravità inaudita”.

(02-02-2005)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 02-02-2005 alle :