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La prima de "Il Trovatore" al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

Il dramma in quattro parti, di Giuseppe Verdi, libretto di Salvatore Cammarano, andrà in scena al Teatro Nuovo di Spoleto, giovedì 13, venerdì 14, sabato 15 settembre ore 20.30. Domenica 16 settembre ore 17.00


Giovedì 13 settembre alle ore 20.30, al Teatro Nuovo di Spoleto va in scena Il Trovatore di Giuseppe Verdi.
La regia e i costumi sono di Lucio Gabriele Dolcini. Sul podio Carlo Palleschi che sarà alla testa dell’Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Il Coro, istruito da Andrea Amarante è del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
Nella recita del 13 e del 15 settembre saranno interpreti Maria Agresta nel ruolo di Leonora, Federica Proietti nel ruolo di Azucena, Ernesto Grisales nel ruolo di Manrico, Costantino Finucci in quello del Conte di Luna, Alexandar Stefanoski in Ferrando, Lucia Knotekova sarà Ines e Gabriele Mangione Ruiz.
In quelle del 14 e del 16 saranno impegnati Yasuko Sato (Leonora), Veronica Simeoni (Azucena), Giuseppe Varano (Manrico) Simone Piazzola (Il Conte di Luna) Plamen Kumpikov (Ferrando).
Mercoledì 12 settembre ci sarà un’anteprima dell’opera per l’AIRC di Perugia, che devolverà l’incasso dei biglietti alla ricerca sul cancro.

Il regista Gabriele Dolcini, che da anni collabora con lo Sperimentale allestendo opere di grande successo ha voluto leggere il capolavoro verdiano in un’ottica per così dire tradizionale.

Maestro Dolcini, per lei, come si affronta un grande classico?
Si affronta, a mio avviso, in un solo modo: pensando che il meccanismo utile debba essere quello della ricerca, ovvero il non dar mai nulla per scontato. Questo è un principio che mi ha sempre accompagnato. Nel momento in cui si entra in questa dinamica, niente è più ovvio, anche il conosciuto più tale. E’ un fatto di mentalità: non bisogna mai abbandonarsi all’aspetto meramente tecnico, al “mestiere” come spesso si dice, perché è il momento in cui si perde dal punto di vista artistico. Lavorando con un cast di giovani, questo modo di operare diventa estremamente significativo: non c’è da parte loro alcuna retorica del dejavù, i loro corpi del 2007, con una gestualità presa dal nostro vissuto urbano, fa si che tutto ciò che rappresentano sia estremamente vivo, unico. Ricerca, quindi, non significa necessariamente stravolgimento, ma reinterpretazione rispetto al periodo in cui si vive; sarebbe sciocco pensare che sia più di ricerca un Trovatore solo perchè fatto in jeans. Il Trovatore, ritengo, va visto dal punto di vista verdiano, della creatività dirompente e costante del fatto musicale. Bisogna cercare di descrivere la sensazione che musicalmente quest’opera sa far nascere. Opera notturna, soffocante in alcuni momenti, in altri romanticissima, nel senso che nell’Ottocento italiano questa parola poteva avere.

Come ha lavorato con i giovani cantanti del Teatro Lirico Sperimentale?
Molto bene, senza dubbio. All’inizio ho colto in alcuni di loro un sentimento di imbarazzo, una titubanza legata al timore di esagerare, di metter troppa foga nel gesto scenico. Io al contrario li incoraggiavo, li avvertivo che li avrei fermati in caso di eccessiva veemenza, altrimenti era loro compito osare. Per un’opera come Il Trovatore, di fuoco e sangue, è fondamentale infatti acquisire la piena padronanza della propria espressività, esplorare fino in fondo tutto il ventaglio delle proprie capacità. Francamente, mi ritengo molto soddisfatto dei risultati ottenuti.

Lei ha curato anche i costumi dei personaggi. Quale uso ne ha fatto, in sede di regia?
Ho cercato di fornire agli attori un ulteriore mezzo espressivo. Il costume non lo ho mai inteso come elemento puramente estetico, entra nella drammaturgia. Attraverso il costume gli attori hanno un’arma in più, ma è un’arma a doppio taglio: sono loro che debbono portare il costume, non il contrario; sembra un gioco di parole, ma vuol dire molte cose. Muoversi in scena, girarsi con indosso ampi mantelli, strascichi e abiti pesanti può essere difficile. Ma se si riesce a utilizzare il costume con naturalezza, allora si trasforma in una risorsa irrinunciabile. Su questo aspetto, con i giovani cantanti, ho sempre lavorato molto intensamente.

E’ stata un’opera impegnativa da mettere in scena?
Direi di sì. Vi sono, innegabilmente, delle difficoltà di tipo logistico. Alcuni personaggi entrano ed escono di scena con più ruoli, e questo vuol dire repentini cambi di costume. Vi sono poi ben otto cambi di scena, corrispondenti ad altrettanti climi musicali, così diversi fra loro che è impossibile non rappresentarli, anche scenograficamente, in modo distinto. Al di là di questi aspetti più tecnici, però, ritengo che tutto il gruppo abbia lavorato molto bene, e che i ragazzi si sono preparati con un impegno ed una serietà encomiabili.

Biglietti in vendita presso il nuovo botteghino dello Sperimentale, in Via Filitteria, 7 (Spoleto)
tel. 0743.225918 – 329.8529053.

Per informazioni:
Teatro Lirico Sperimentale 0743.221645



(13-09-2007 07:01)



 
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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 13-09-2007 alle :