255 euro al mese. Tanto costa mediamente in Umbria mandare il proprio figlio all'asilo nido comunale, per una spesa che risulta comunque inferiore alla media nazionale (pari a 297€).
Caro rette: dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nel far accedere i propri figli ad asili comunali, alti costi e disparità economiche anche all’interno della stessa regione: a Perugia (271€) il servizio costa 32€ in più rispetto a Terni (239€). In positivo, da registrare che dal 2006/07 le tariffe sono rimaste invariate nei due capoluoghi.
On line su www.cittadinanzattiva.it l’indagine completa a carattere nazionale.
L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.000€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2007/08 e 2008/09) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.
Liste di attesa. In Umbria, secondo la banca dati del Ministero dell'Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2007, ci sono 70 asili nido comunali per 2.433 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Perugia (54, con 2.001 posti), mentre la provincia di Terni ne conta 16, con 432 posti. A fronte di 3.766 domande presentate, in Umbria il 35% dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 25%.
Considerando unicamente i capoluoghi di provincia umbri, Terni presenta le liste di attesa più alte con il 50% di domande respinte, mentre a Perugia il dato scende al 43%.
Il commento. “In tema di asili nido comunali” commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, “l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta. In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo che con queste amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili. Federalismo, d’altra parte, vuol dire soprattutto questo: prendersi impegni e mantenerli. E quello degli asili nido è un modo concreto e non retorico di prendersi cura delle famiglie e dei loro bisogni”.
Copertura potenziale del servizio. Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Umbria la copertura potenziale del servizio è del 7,5% (quinta migliore regione dopo Emilia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta), a fronte di una media in Italia del 5,8%.
Occupazione femminile. In Umbria, l’occupazione femminile arriva al 52,7%, valore superiore alla media nazionale (46,1%).
Ecco come l'ufficio stampa della Regione Umbria commenta i risultati dell'indagine di Cittadinanzattiva
La ricerca di Cittadinanzattiva fornisce alcuni dati di interesse e altri di minore utilità: il numero di asili comunali per regione di per sé non è leggibile se non è rapportato alla popolazione, tanto è che la Lombardia secondo l’indagine batterebbe l’Emilia Romagna, pur avendo percentuali molto più basse, se rapportate alla popolazione in fascia di età. Secondo l’assessorato regionale all’Istruzione, inoltre, la rilevazione dei soli nidi comunali non rende assolutamente conto della reale erogazione del servizio in un sistema come quello umbro in cui spesso i Comuni rispondono alla domanda di posti anche, e in alcuni casi esclusivamente con convenzioni fatte con il privato, per lo più privato sociale, e comunque lo sostengono spesso dato che lo ritengono, una volta autorizzato, parte del sistema. La stessa Regione Umbria ha finanziato i nidi autorizzati e ha ripartito le risorse per i nuovi posti, sia sul pubblico che sul privato. In modo particolare, il dato sulle liste d’attesa sembra poco attendibile, se in Umbria si somma il 36% di bambini fra 0 e tre anni che frequentano una struttura con il 35 per cento che sarebbero, secondo l’indagine, in lista d’attesa si otterrebbe un dato strabiliante di più di 70% di bambini le cui famiglie scelgono il nido. Non si sa come il dato sia stato ricavato, ma ci sono molte famiglie che fanno domanda in più strutture e che risultano in coda anche quando il bambino già frequenta. Limitarsi ai capoluoghi, poi, per l’assessorato regionale non rende conto dell’impegno della Regione per dotare di un nido anche i Comuni più piccoli, i quali hanno avuto un punteggio supplementare nelle graduatorie del piano-nidi.
Resta interessante il dato sui costi per le famiglie, che però dovrebbe tenere conto dei diversi scaglioni tariffari legati al reddito, e dei molti rimborsi che la Regione ha distribuito per rendere la cifra al netto più bassa per le famiglie più disagiate. Certamente, è più facile tenere le tariffe basse nelle regioni in cui solo il 5% frequenta il nido, che in quelle in cui i bambini che accedono sono molti di più. L'Umbria ha scelto di andare decisamente verso la diffusione del servizio, attraverso una strategia di sinergia pubblico-privata sotto il governo pubblico: limitare l’indagine ai soli nidi comunali tiene fuori, fra l’altro, anche l’interessante sperimentazione sulle sezioni primavera che è insediata in strutture statali e private, oltre che comunali.
Perugia, 19 feb. 010 - L’Umbria, si ricorda infine, come risulta da un recente rapporto del Governo, è la regione in testa per numero di posti, che fra tutte le tipologie sono più del 35% i bambini tra 0 e 3 anni che frequentano una struttura educativa, e che la pluralità di soggetti erogatori ha permesso una pluralità di tipologie di servizio che va incontro maggiormente ai bisogni delle famiglie.
(24-02-2010 07:18) |